GIANGILBERTO MONTI
Voci Ribelli
The Saifam Group / Warners
***1/2

Giangilberto Monti è senz’altro uno dei più atipici cantautori italiani. Attivo da quasi 50 anni, il suo primo disco del 1978 s’intitolava (profeticamente?) L’ordine è pubblico? e risultava essere un prodotto atipico non solo per il suo costante impegno politico, ma anche e soprattutto per il suo rivolgersi alla sfera del teatro-canzone, un tempo praticata con maggiore assiduità persino qui da noi, ma mai andata davvero «di moda».
Di Monti ricordo ancora, per indicare un titolo soltanto, il suo album del ‘97 dedicato alle canzoni di Boris Vian e il costante amore per la scuola francese degli chansonnier (alla quale ha pure dedicato un libro, scritto con Vito Vita). Uno degli ultimi e più interessanti progetti di Monti è uno spettacolo-concerto dedicato all’amico e maestro Dario Fo, Le canzoni del signor Dario Fo, mentre la sua lunga discografia si arricchisce, ora, di questo Voci ribelli, che raduna otto piccoli classici (riarrangiati) del suo repertorio e due composizioni inedite.
Il progetto nasce in collaborazione con l’amico ed intellettuale algerino Mahi Tibaoui (ai tempi costretto a rifugiarsi in Marocco a causa delle minacce ricevute da estremisti islamici e ora scomparso: l’opera è dedicata a lui), cui si deve l’adattamento in lingua francese di alcune strofe delle canzoni. Le tracce di Voci ribelli sono state registrate a Casablanca, nel gennaio 2023, con musicisti locali o che vivono lì: Adil Nadif (basso, chitarra, canto), Badredine Bazgua (percussioni, canto), Hicham Benabderrazik (chitarra) e Daniel Tuna (chitarra, flauto, sax soprano, tastiere, charango); il disco è stato poi mixato in Italia, nel dicembre 2025.
La location delle incisioni ha permesso a Giangilberto Monti di rileggere il suo repertorio rinnovandolo con sonorità e ritmi della tradizione magrebina: il titolo stesso segnala un’idea della canzone d’autore come naturale ricettacolo di quegli afflati di libertà e liberazione, scaturiti da movimenti sociali e personali di ribellione, del tutto impossibili da soffocare. In aggiunta, grazie al bilinguismo franco-italiano, l’artista milanese conferma il suo amore per la chanson d’oltralpe, da sempre sua compagna di vita e ispirazione.
Ci si immerge subito nella tragica modernità del nostro mondo con la ballata ritmica Dal vostro inviato speciale: dopo l’introduzione affidata a un canto magrebino, l’andamento corale (parzialmente in francese) racconta di come i resoconti giornalistici, sempre più rischiosi e pericolosi da raccogliere, descrivano ormai un mondo «dove fa più notizia una strage che cento trattati / dove i rumori che senti di notte non ti fanno dormire» e si chiude su di un interrogativo desunto dalla drammaticità del contemporaneo: «Chi cade stasera davanti a quel muro?».
Altro dramma, più lontano nel tempo, ma non per questo meno attuale, è quello descritto nell’amara e sinuosa (anch’essa introdotta da un cantato in francese) Algeri 1954, sulla sanguinosa guerra d’indipendenza algerina, protrattasi per un decennio: il dramma di una terra oppressa che si ribella travolgendo, nel farlo, la propria umanità («Chi semina odio, raccoglie il suo odio che resta nel tempo / la mano di un bimbo si trasforma in pugnale»: chi ha mai dato ascolto, ahinoi, a profezie simili?). Con Tic-Tac si entra a gamba tesa nel cuore degli attentati terroristici, cadenzati dall’incedere inesorabile del timer d’un ordigno in procinto di esplodere. In Balthazar ci arriva l’eco della lotta per l’indipendenza dei Paesi Baschi, con cenni poetici e popolarmente significanti.
Del resto, pare siano proprio il Mediterraneo e le sue sponde a fornire il baricentro di questo disco «alternativo», perché anche in Casablanca — il pezzo scritto con Sergio Conforti, tastierista di Elio & Le Storie Tese, nel 1990 — la città del Marocco diventa la trasfigurazione di un sogno lontano, vissuto con nostalgia dalla seconda generazione di immigrati confinati a vivere nei casermoni della periferia urbana milanese. L’altro inedito, invece, s’intitola Modì ed è un vibrante atto d’amore verso quell’Amedeo Modigliani quasi costretto a mendicare per potersi permettere i colori con cui avrebbe tratteggiato i propri capolavori pittorici.
Accanto alle canzoni di sfondo storico e sociale, in Voci ribelli trovano spazio anche alcuni squarci poetici di natura personale, con passaggi sul tempo che, inesorabilmente, porta in primo piano i ricordi, come nella malinconica Una bella coppia.


