Parte mercoledì 14 ottobre da Gallarate, in provincia di Varese, il tour europeo dei chitarristi americani Glenn Jones e Liam Grant, i quali attraversano per la prima volta insieme il nostro paese, accompagnati dal solista di casa nostra Davide Cedolin.
Glenn Jones ha appena 14 anni quando, di punto in bianco, l’ascolto di Axis Bold As Love di Jimi Hendrix gli cambia la vita per sempre, perché da quel momento l’artista non riesce più a fare a meno di una chitarra, che si tratti delle elettriche che negli anni Novanta suona con il gruppo sperimentale Cul De Sac o delle acustiche che riempiono una lunga e prolifica carriera solista, che segue da vicino le orme dei grandi chitarristi cosiddetti primitivisti Robbie Basho e John Fahey. Nel ’97 Jones ha avuto la soddisfazione di collaborare proprio con il maestro John Fahey in occasione della realizzazione del disco The Epiphany of Glenn Jones e, successivamente, di lavorare con un altro grande solista purtroppo scomparso troppo presto, quale Jack Rose. Con una tecnica eccelsa che gli garantisce una pulizia di tocco e una limpidezza di suono incredibili, Glenn Jones suona musiche strumentali per sola chitarra acustica, in cui echeggiano arie ancestrali da Weird Ol’ America e si delineano suggestive scenografie sospese tra i Monti Appalachi e il Delta del Mississippi, come se civiltà e progresso si fossero arrestati al principio del secolo scorso, quando la musica non era una questione di affari ma un fenomeno sociale o, tutt’al più, un modo per sbarcare il lunario. Per Glenn Jones, suonare la chitarra è fondamentalmente uno stile di vita, come pare trapelare dalle sue dichiarazioni: «seguo semplicemente la musica ovunque mi porti», che in questo caso lo conduce nel nostro paese per una serie di concerti che si preannunciano spettacolari, dato che insieme a lui, suona quello che si può considerare l’astro nascente della Primitive Guitar Liam Grant.
Per la dimestichezza all’acustica e alla weissenborn (la sei corde che si suona in orizzontale), il giovane talento di Boston ricorda lo stile istintivo e visionario di Jack Rose, spaziando tra le musiche della tradizione con spirito trasgressivo. L’esordio discografico autogestito Swung Heavy: Gittar For Fanatics esce del 2021 e mette subito in chiaro quali siano le influenze di Liam Grant, che interpreta brani di Jack Rose, Son House e Charlie Patton accanto a una manciata di composizioni autografe; successivamente pubblica solo un paio di singoli, una musicassetta e partecipa con una traccia alle celebrazioni Ten Years Gone: A Tribute To Jack Rose e Solstice: A Tribute To Steffen Basho-Junghans curate dal chitarrista Buck Curran. Sono poi Amoskeag del 2023, il primo album composto esclusivamente da materiale originale, e il successivo Prodigal Son, del 2025, che lasciano intravedere chiaramente lo smisurato talento dell’artista. Country arcaico, folk anteguerra, bluegrass appalachiano, spiritato ragtime, blues primitivo e perfino avanguardia e psichedelia si intrecciano in lunghe tracce strumentali per lo più per sola chitarra acustica, pervase da un senso di immediatezza e d’autenticità che Liam Grant ottiene con un suono a tratti urgente, lirico e immaginifico e con uno stile del tutto personale.
Nel corso dei concerti italiani, i due musicisti americani si esibiranno in due distinti set solistici, mentre l’apertura degli shows è nelle mani di Davide Cedolin, un talentuoso chitarrista affine allo stile Primitive Guitar, capace di far intravedere il profilo degli Appalachi nelle cime dell’Appennino ligure.
Il tour comincia mercoledì 14 ottobre alle ore 21 allo Spazio 23, un accogliente club sito nell’ex area industriale di Via Riva a Gallarate, dove i virtuosismi dei musicisti faranno magari percepire al pubblico le suggestioni da profondo Sud di un film come Un Tranquillo Weekend Di Paura, per proseguire il 15 a Cadelbosco Di Sopra (RE) al Bar Futura, il 16 a Savona al Raindogs, il 17 a Chiari (BS) al Circolo ADMR, il 18 a Castelfranco di Sotto (PI) alla Casa Del Popolo e il 19 a Milano all’Arci Bellezza.
C’è ancora vita nella “zona morta”. Non mancate.



