HAROLD BRADLEY
Misty Guitar
DL, Columbia
***1/2
Harold Bradley è la materia oscura dell’universo musicale: c’è, è presente ovunque, non lo si vede, passa quasi inosservato ma è lì. Tutti, prima o poi, abbiamo ascoltato inconsapevolmente la sua chitarra in almeno uno dei più di mille brani in cui ha suonato a partire dagli anni Cinquanta. Il basso elettrico di Crazy è il suo, le note di apertura del banjo in The Battle of New Orleans di Johnny Horton sono opera sua, ha collaborato con Elvis, Roy Orbison, Eddy Arnold, Brenda Lee, Loretta Lynn. È stato uno dei membri dell’A-Team di Nashville, colui che, insieme al fratello Owen, ha dato l’avvio al suono della città, aprendo uno studio di registrazione in quello che sarebbe diventato il quartiere di Music Row.
Nell’arco di mezzo secolo di carriera, per dischi suo nome, tutti registrati tra il 1963 e il ’66, c’è stato posto solo tre volte: Misty Guitar, The Bossa Nova Goes to Nashville e Guitar for Lovers Only, una discografia scarna ma modernissima. Nel primo, oggi ripubblicato in formato digitale, abbiamo la possibilità di riascoltare una serie di esecuzioni in versione ritmica, con delicate sessioni d’archi e arrangiamenti corali che aggiungono fascino a brani appartenenti a colonne sonore o già ampiamente rivisitati.
Exodus e Laura sono le interpretazioni dei temi musicali degli omonimi film (entrambi diretti da Otto Preminger), in cui la chitarra riesce a contrastare, con i suoi toni pacati, le pressioni, che gli archi e i cori esercitano sulle note. L’atmosfera noir della seconda è mitigata dal flebile mormorio delle corde pizzicate ed eguaglia per intensità le due versioni di Ella Fitzgerald e Charlie Parker, che personalmente considero tra le migliori. Il classico The Third Man Theme diventa, nelle mani di Bradley, un vivace susseguirsi di inseguimenti sonori: non ci sono momenti di fiacchezza, è un album pop che mette in fila, uno dopo l’altro, riletture personali di brani inascoltati da decenni.
Esecuzioni come Misty e Tenderly fanno scendere una luce soffusa attraverso la quale scorgiamo le ombre delle grandi big band; la chitarra di Bradley sembra dialogare lentamente con un pubblico quasi ipnotizzato. In Petit Fleur, di Sidney Bechet, il suono acuto e squillante del clarinetto viene sostituito dai toni spagnoleggianti e armoniosi della chitarra, rendendo così tutto più brillante. L’inizio altisonante di What’s New, con un coro vibrante, s’ingentilisce subito non appena Bradley sfiora le corde della chitarra: la sua è una versione che richiama tranquillità e porta con sé desiderio d’amore, proprio come nella parafrasi di Linda Ronstadt.
Misty Guitar è un album elegante, di quelli in giacca e cravatta: arriva sorridendo, come il volto della ragazza immortalata da Peter Sahula in copertina. La sua modernità respira tra melodie senza tempo.



