Hawkwind, Sonic Assassins: Live 1977

Andrea Trevaini
3 minuti di lettura

HAWKWIND
Sonic Assassins: Live 1977
Atomhenge 
***1/2

Sono stato recentemente rimproverato circa la mia «tardiva» passione per gli Hawkwind. Se me ne sono interessato troppo tardi, il merito è però delle lodevoli ristampe che da qualche anno stanno recuperando gran parte del catalogo della band, compresi i lavori più recenti. Al centro di tutto resta l’inossidabile Dave Brock, chitarrista, fondatore e oggi frontman del gruppo.

Questo disco documenta una delle tante incarnazioni attraversate dagli Hawkwind nel corso della loro storia. Siamo nel 1977 e Brock guida una formazione temporanea ribattezzata Dave Brock’s Sonic Assassins, qui immortalata nel celebre concerto tenuto alla Queen’s Hall di Barnstaple il 23 dicembre di quell’anno.

Il ricco libretto ripercorre il travagliato 1977 della band, impegnata in lunghe tournée tra Regno Unito e Stati Uniti. L’interesse principale del live risiede però nella presenza di Robert Calvert, figura tanto carismatica quanto problematica della controcultura britannica degli anni Settanta. Afflitto da gravi disturbi depressivi e nervosi, Calvert collaborò a più riprese con gli Hawkwind, contribuendo con testi, voce e una forte personalità scenica. Appassionato di fantascienza, vicino agli ambienti frequentati da Michael Moorcock, Calvert trovò negli Hawkwind il contesto ideale per sviluppare il proprio immaginario.

La sua presenza domina il concerto: il canto spesso lascia spazio a un declamato teatrale che si integra sorprendentemente bene con le lunghe improvvisazioni della band. Anche l’immagine colpisce: le fotografie del libretto lo mostrano lontanissimo dagli stereotipi del rocker dell’epoca, con un look che richiama alternativamente un bohémien francese, un aviatore della Prima Guerra Mondiale o persino l’ispettore Clouseau. Completano la formazione Harvey Bainbridge al basso, Paul Hayles alle tastiere e Martin Griffin alla batteria.

Accanto a versioni particolarmente robuste e hard-rock di alcuni classici del repertorio, emergono soprattutto i lunghi brani in cui il protagonismo di Calvert si fonde con le tastiere spaziali di Hayles e gli estesi assoli di Brock. Il momento centrale del disco è la lunga improvvisazione poetica poi intitolata Over the Top, autentico tour de force vocale di Calvert. A sostenerla c’è lo space rock che ha sempre caratterizzato il suono degli Hawkwind, particolarmente efficace in Masters of the Universe e nella conclusiva, quasi profetica, Welcome to the Future.

Più che una semplice pubblicazione d’archivio, questo live rappresenta una preziosa testimonianza storica, destinata ai completisti degli Hawkwind ma anche agli appassionati della cultura alternativa britannica degli anni Settanta.

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