Un’altra intervista immaginaria purtroppo non colta, un’altra personalità degli anni «storici» che se ne va: Dave Mason si è spento serenamente nella sua casa in Nevada, alla viglia dell’ottantesimo compleanno.
Il suo percorso artistico, com’è accaduto a tanti della sua generazione, ha vissuto un momento di estremo fulgore tra la fine degli anni Sessanta e quella del decennio suggestivo. Le gesta di Mason in quell’arco di tempo furono davvero esaltanti, a cominciare dall’istituzione dei Traffic — la mia band preferita — con Steve Winwood, Jim Capaldi e Chris Wood, ai quali diede in pegno il sitar che apre il primo singolo Paper Sun, finito al quinto posto delle classifiche britanniche nel 1967.
Ancor più trascinante il successo, sempre nello stesso anno, del secondo 45 giri, contenente la Hole in My Shoes scritta proprio da Mason (anche cantante), di nuovo col sitar in evidenza e di nuovo in classifica, a dimostrazione di come quel suono psichedelico calzasse a pennello gli scenari della swingin’ London di quei tempi. Impossibile, inoltre, non citarne la versione italiana, spuntata in piena fioritura beat (quando le band italiane si cimentavano nel rileggere le opere di formazioni delle quali erano epigoni): sto parlando di Tornare bambino, cantata da un certo Teo Teocoli e accreditata ai Quelli (che si trasformeranno nella Premiata Forneria Marconi).
Il rapporto di Mason con i Traffic non fu certo idilliaco (numerosi gli attriti con Winwood per questioni di leadership), e il nostro se ne andò, sbattendo la porta (e non era nemmeno la prima volta), dopo il secondo e omonimo album. Nell’esordio Mr. Fantasy (1967), il suo contributo era stato continuativo e determinante: ciò nonostante, Mason mollò gli altri tre, si ricongiunse loro per le incisioni di Traffic (1968) e infine si congedò nuovamente.
Eppure, la gioiosa You Can All Join in e la travolgente Feelin’ Alright? da lui scritta ispirandosi a James Brown (diventata famosa in tutto il mondo grazie alla versione blue-eyed soul datane da Joe Cocker, l’anno successivo, in With a Little Help from My Friends) entrarono nella leggenda, fino a incarnare lo spirito non solo di un’epoca, ma d’una sequenza entusiasmante di concerti, festival, manifestazioni happening.
Riannodato per la terza volta il filo dei Traffic, Mason sarebbe apparso nel live (singolo) Welcome to the Canteen del ’71, ma il sodalizio ebbe un’altra volta ancora breve durata. Sufficiente però a immortalare ben due tracce che sarebbero poi finite nel suo primo album solista, la stupenda ballata Sad and Deep As You e la canzone d’amore, altrettanto ispirata, Shouldn’t Have Took More Than You Gave. Entrambe riaffiorarono su Alone Together (1970), l’album da titolare più significativo tra quelli dati alle stampe da Mason nonché disco d’oro nel mercato degli Stati Uniti. Un lavoro a cui le partecipazioni di Eric Clapton, Delaney & Bonnie, Jim Capaldi, Don Preston e Leon Russell tra gli altri hanno garantito continue ristampe: vale la pena recuperarlo.
La carriera solista continuò con altri sette album negli anni Settanta, tutti di buon successo (soprattutto Let It Flow del ’77) anche se nessuno artisticamente valido come quello nel ’71 realizzato a quattro mani con “Mama” Cass Elliot, per poi rallentare dal punto di vista delle uscite (ma senza contraccolpi sull’intensa attività on stage).
L’attività discografica di Mason assunse particolare rilievo anche nelle vesti del gregario di lusso: lo vollero con sé Jimi Hendrix, gli Stones e George Harrison, Clapton per Derek & The Dominos (con cui andò in tour, come con Delaney & Bonnie), verso la metà degli anni Novanta persino i Fleetwood Mac.
Assai sentita, da Mason, era l’attività filantropica, che lo vide fornire lezioni musicali (gratuite) ai bambini tramite l’associazione Little Kids Rock, aiutare il reinserimento dei reduci di guerra attraverso le attività di Work Vessels for Veterans, aiutare il ristabilimento di chi facesse uso di sostanze tramite il percorso terapeutico di Yoga Blue.
Un personaggio schivo, non facile di carattere, ma di inestimabile spessore artistico e compositivo: Dave Mason è stato un vero e proprio cult musician per tutti i suoi colleghi.


