Jah Wobble + Tian Qiyi, Mystic Liverpool: The Beatles’ Psychedelic Psongbook 

Alec Cordolcini
4 minuti di lettura

JAH WOBBLE + TIAN QIYI 
Mystic Liverpool: The Beatles’ Psychedelic Psongbook 
30 Hertz / Cherry Red
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Il ritmo torrenziale delle uscite di Jah Wobble fa il pari con la sua cultura musicale: sterminata. Da problematico bassista (con seri problemi di alcol) in una band altrettanto problematica come i PiL a caleidoscopio musicale vivente, in moto perpetuo tra generi, continenti, impulsi e ricerche. Con il bonus di un’umiltà rara, a dispetto del ruolo di padrino post-punk che avrebbe potuto sfruttare, e far pesare, in ben altro modo.

In questo multiverso, le cover non possono essere materiale alieno, tanti e tali sono state le fonti di ispirazione. Il reggae, in primis, omaggiato con buon piglio in Timeless Roots, con la compagnia di Horace Andy. In Metal Box: Rebuilt in Dub ha rivisitato, in maniera brillante, la pietra miliare dei PiL, anche se le migliori rielaborazioni del gruppo sono contenute in The Usual Suspects, realizzato con i suoi Invaders of the Heart. Senza dimenticare il sesto disco del box antologico Redux (pubblicato poi anche singolarmente con il nome di Cover Versions), dedicato principalmente alla rielaborazione di temi cinematografici, in un vortice di jazz, rock, funk, dub e world di grande effetto. Tutto questo per dire che Wobble, con le cover, ci sa fare.

Però, siccome è comunque umano, stecca pure lui, e in questo Mystic Liverpool: The Beatles’ Psychedelic Psongbook il tonfo è bello grosso. Accompagnato dai figli John e Charlie Tian Yi, avuti dall’arpista cinese Zi Lan Liao e qui ribattezzatisi Tian Qiyi, Wobble mette le mani su dieci canzoni dei Beatles del cosiddetto periodo psichedelico, innestando elementi di musica cinese e mongola, infine amalgamando il tutto con il dub. Nelle premesse, considerando il background del musicista, una fusione nemmeno troppo ardita, sviluppatasi proprio a cavallo tra questi due mondi: Liverpool da un lato, dove Wobble ha fondato con la moglie la Pagoda Chinese Youth Orchestra e nella quale sono cresciuti i figli, e l’oriente, luogo d’origine di parte della sua famiglia. Solo che quello dei Beatles è materiale scottante, e la fusione non porta da nessuna parte, incapace di regalare nuova linfa ai brani.

Non è questione di comparare Tomorrow Never Knows, Norwegian Wood oppure Strawberry Fields Forever agli originali, perché non è questo il senso dell’operazione condotta da Wobble. Sono i luoghi dove ci porta a non lasciare il segno, e il trip mistico si risolve in una cartolina stramba e posticcia.  Within You Without You, ad esempio, Wobble l’aveva già riproposta, con risultati nettamente migliori, nell’album Yin and Yang (inciso con Keith Levene), sottoponendola a uno sferragliare (post)punk di notevole effetto. Qui, ovvio, una simile rielaborazione non avrebbe avuto senso.

Come detto, però, non tutti gli esperimenti riescono bene e se, da un lato, non si può che apprezzare lo sforzo di Wobble e consanguinei nel tentare un approccio alternativo alle canzoni dei Beatles, senza limitarsi alla copia carbone (di cui il mondo è già ipersaturo), dall’altro le buone intenzioni non bastano per guadagnarsi un giudizio positivo. 

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