Jethro Tull, Under Wraps: the Unwrapped Edition

Marco Verdi
3 minuti di lettura

JETHRO TULL
Under Wraps: the Unwrapped Edition
5CD/BD, Chrysalis
**1/2

Se chiedete a un appassionato dei Jethro Tull quale sia, nella discografia dei propri beniamini, l’opera meno amata in assoluto, suppongo la quasi totalità dei pareri possa ragionevolmente convergere sul disgraziato Under Wraps del 1984, condizionato fino al tracollo dalle sonorità tipiche di quel decennio. Ian Anderson, infatti,aveva subìto quasi passivamente l’influenza del famigerato tastierista Peter-John Vettese (forse il più sventurato tra i componenti passati a decine nelle fila dei Tull) e pubblicato una serie di canzoni infarcite di sintetizzatori e drum machine dal suono già datato all’epoca, ma rese ancor più anacronistiche da testi all’inseguimento delle spy-stories sulla Guerra Fredda allora tanto in voga.

Una volta arrivata, la serie di cofanetti deluxe intenta a ripercorrere la discografia del gruppo inglese, proprio al controverso capitolo di Under Wraps, Anderson ha per fortuna provato a estrarre dal cilindro qualcosa di valido. All’edizione originale, opportunamente rimasterizzata, ha infatti deciso di affiancarne un’altra, remixata da Bruce Soord (stranamente, niente Steven Wilson questa volta), in cui la batteria è stata completamente risuonata, sostituendo i suoni artefatti di 42 anni fa. E le canzoni ne hanno beneficiato, rivelandosi in più di un caso migliorate, specie il singolo Lap of Luxury (anche se è preferibile la versione demo inclusa nelle bonus), European Legacy, la ballata acustica Under Wraps #2, Paparazzi e, fra le outtake, Tundra e Her Love Is Strange (per contro, Saboteur e Apogee sono rimaste brutte per davvero).

Inoltre, un po’ a sorpresa, è stato incluso anche il primo album solista di Anderson, Walk into Light, uscito nel 1983 e in un certo senso anticipatore delle sonorità sintetiche di Under Wraps: anche qui troviamo la doppia versione, ma l’abbondanza di tastiere elettroniche e la quasi totale assenza di chitarre lo collocano nella categoria del synth-pop anni Ottanta, tipo Ultravox o Level 42.

A chiudere il tutto (oltre alla consueta, splendida confezione a libro e l’immancabile BluRay audio con i medesimi contenuti dei CD), un quinto dischetto dal vivo con tredici pezzi eseguiti all’Hammersmith Odeon il 9 settembre ’84 (poche concessioni alla novità del momento in favore di classici molto più rodati come Living in the Past, Too Old To Rock’n’Roll Too Young To Die, Thick As a Brick, la recente Pussy Willow, Aqualung e Locomotive Breath).

Non che l’espansione quintupla, senz’altro ridondante, abbia all’improvviso conferito a Under Wraps i crismi del titolo imperdibile; di sicuro, però, ha contribuito a fargli guadagnare mezza stella.

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