John Wetton, Concentus II: The Live Collection Volume Two

Andrea Trevaini
3 minuti di lettura

JOHN WETTON
Concentus II: The Live Collection Volume Two
10CD, Spirit Of The Unicorn / Cherry Red 
***1/2

Risulta difficile consigliare a tutti l’acquisto di questo Concentus II, ulteriore raccolta sulla discografia live (spesso di non facile reperibilità) messa in campo dal grande John Wetton tra il 1994 e il 1999: ben 10 dischi stracolmi di outtake inedite, probabilmente destinata all’integrazione di un terzo capitolo. Lo segnalo comunque volentieri, non solo per l’eccezionalità del bassista, chitarrista e cantante Wetton, ma perché l’ottavo disco, Sub Rosa, contiene la prestazione acustica (con Martin Orford alle tastiere e Dave Kilminster alla chitarra) tenuta da Wetton presso il Castello di Vigevano nel luglio 1998, all’interno di un mini-festival prog cui ebbi la fortuna di partecipare: gli anni trascorsi fanno dimenticare gli assalti delle zanzare, che ammutolirono quando Wetton diede il via al concerto con un’incantevole Book Of Saturday e lo chiuse con un’incredibile Starless per piano e chitarra acustica. Il suo canto, non dissimile da quello dell’altrettanto intenso Greg Lake, riuscì ancora una volta a commuovere ed entusiasmare il pubblico.

Morto nel 2017, Wetton è stato amico di Robert Fripp nonché bassista e cantante dei King Crimson su Larks’ Tongues In Aspic, Starless And Bible Black, Red e USA. Prima aveva fatto parte dei Family, e l’amicizia con Roger Chapman ne aveva propiziato l’ingresso negli Streetwalkers. Suonò con Uriah Heep e Roxy Music; formò gli U.K. con il batterista Bill Bruford e il chitarrista Allan Holdsworth. Forse Wetton viene per lo più ricordato per la lunga militanza nel supergruppo prog degli Asia, ma l’elenco delle sue collaborazioni è pressoché sterminato.

«Il singolo Burlesque con i Family, l’album Red con i King Crimson, suonare con gli U.K. davanti a 100.000 persone a Philadelphia nel 1978, il primo album degli Asia, il brano Battle Lines che fu il tema conduttore del film Chasing The Deer»: questi erano, secondo lo stesso Wetton, gli highlight della sua carriera. Come si vede, Wetton è stato un grande artista, che ha attraversato decenni della storia del rock inglese lasciando ottima traccia di sé.

In questi concerti giapponesi, olandesi, italiani e polacchi non mancano le sovrapposizioni e la scaletta, trattandosi di esibizioni ravvicinate nel tempo, è più o meno standard — un brano degli U.K., quattro o cinque degli Asia, tre dei Crimson, l’amata Battle Lines e qualcosa della produzione solista — ma chi ha amato tutte le molteplici declinazioni di Wetton, senz’altro non se ne lamenterà. Per Fripp, «John era il miglior musicista della sua generazione»; anche, aggiungo io, uno dei cantanti più emozionanti. Tutti i dischi sono stati rimasterizzati da Andy Pearce e il loro ascolto, per gli aderenti al culto di Wetton, non potrà che essere indistintamente appassionante.

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