Katharine Whalen’s Jazz Squad, Down Yonder

Ernesto D Angelo
3 minuti di lettura

KATHARINE WHALEN’S JAZZ SQUAD
Down Yonder
Modern Harmonic
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Ogni tanto mi sovviene un’intervista, rilasciata circa vent’anni fa da Donald Fagen, dove alla domanda «qual è il jazz che ami?» il genio newyorkese rispose citando ogni tipo di jazz compreso il fake jazz, il traditional jazz e il revival jazz. A quest’ultima categoria appartengono certamente i Katharine Whalen’s Jazz Squad, compagine dalla line up poco convenzionale, attiva dal 1999. A farne parte sono Katharine Whalen (cantante, banjoista, ukulelista e, all’occorrenza, cocktail drummer della Carolina del Nord, già voce degli Squirrel Nut Zippers), il geniale pianista Robert “Grifanzo” Griffin, il valente trombonista Danny Grewen e il dinamico chitarrista Austin Riopel.

Dando un’occhiata all’evoluzione di questo gruppo verrebbe quasi da citare il titolo di un album dei Genesis, cioè …And Then There Were Three… Sì, perché nel disco d’esordio il gruppo — un ottetto — era assai più nutrito: dopo ventisei anni, di quel large ensemble è rimasto soltanto il pianista! Adesso, dopo tre album di personale attualizzazione di un jazz situato tra dixieland, swing aurorale e jive, eccoli giunti alla loro opera più compiuta. Down Yonder contiene undici tracce, evergreen resi noti da monumenti come Satchmo, Ella, Lady Day, Ol’ Blue Eyes e Bing Crosby, registrate dal vivo allo Yonder Bar di Hillsborough (nell’home state della leader), locale nel quale il gruppo si esibisce ogni mese.

Tutti i brani regalano quell’aura rétro che a uno come me non può non risultare irresistibile. Lasciamoci allora inebriare da una Exactly Like You (cavallo di battaglia di Louis Armstrong), pronta a offrirci una lezione di stride piano coi controfiocchi, da una Teacher’s Pet (resa celebre da Doris Day) vaporosa e cool, da una Just Friends dolcemente svagata, dall’hommage alla memoria di Marilyn Monroe di My Heart Belongs to Daddy (dal lento passo shimmy) al tributo a Frank Sinatra di It’s All Right with Me (di scaltra sinuosità e arricchito da una chitarra degna di Freddie Green e da un trombone che evoca un Jack Teagarden più oliato).

Belli soprattutto i tre omaggi a Billie Holiday, ossia He’s Funny That Way (col trombonista che clona Turk Murphy), You Let Me Down (con Grifanzo, Grewen e Riopel di gran classe) e I’m Gonna Lock My Heart (showcase, anche vocale, ancora di Grewen). Onorati a dovere anche Bing Crosby e la Fitzgerald, rispettivamente con I Wished on the Moon e Just You, Just Me, nei quali la Whalen, col suo timbro tra Lady Day e June Christy, sfoggia maestria e gusto da vendere. A disco terminato, non mi resta che dare ragione a Fagen!

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