Chiusura in grande stile per la programmazione internazionale del Festival Tener-a-mente 2025: domenica 27 luglio, l’anfiteatro del Vittoriale ha ospitato l’unico concerto italiano di Kenny Wayne Shepherd, evento conclusivo del suo tour europeo. Sul palco vista lago di Gardone Riviera, il chitarrista della Louisiana ha regalato un’esibizione di altissimo livello, dimostrando ancora una volta perché è considerato uno dei maggiori interpreti contemporanei del blues-rock.
Il concerto si è aperto puntuale alle 21:15, senza opening act, con Woman Like You, brano tratto dall’album The Traveler (2019). Fin dalle prime battute, l’energia sul palco è risultata evidente: riff incisivi, un suono curato nei minimi dettagli e una band perfettamente sincronizzata hanno immediatamente messo in chiaro il tono della serata. Shepherd ha proposto una scaletta variegata, che ha attraversato l’intera carriera discografica dell’artista, includendo brani tratti dall’ultimo progetto in studio in due parti, Dirt On My Diamonds, come She Loves My Automobile (ZZ Top), The Middle, Watch You Go, I Got a Woman, senza trascurare i classici degli esordi come Deja Voodoo e While We Cry, tratti dall’album di debutto Ledbetter Heights, che proprio quest’anno compie trent’anni. Particolarmente riuscita l’esecuzione di Deja Voodoo, in cui l’artista ha dato prova di un controllo tecnico e stilistico assoluto, richiamando senza eccessi l’influenza mai nascosta del suo grande idolo, Stevie Ray Vaughan.
Grande attenzione è stata riservata alla qualità del suono. Shepherd ha utilizzato tre esemplari della sua Stratocaster signature Fender, ognuna con caratteristiche distintive, accompagnate da una pedaliera razionale e funzionale. Spiccano tra gli effetti il Wah e il sofisticato Neural DSP Quad Cortex, con cui l’artista ha profilato i propri amplificatori Dumble per non rinunciare alla fedeltà timbrica, pur evitando di portarli in tour. Il risultato è stato un suono pieno, dinamico e personale, in grado di adattarsi perfettamente a ogni brano in scaletta.
A guidare le linee vocali per buona parte della serata è stato il fidato Noah Hunt, frontman della band dal 1997, la cui voce potente e carismatica ha ben dialogato con la chitarra di Shepherd in più occasioni, come nell’esecuzione da standing ovation di Shame, Shame, Shame (Ledbetter Heights), uno dei momenti più intensi del set, impreziosito anche dall’intervento dei fiati di Charlie Di Puma al sassofono e Doug Woolverton alla tromba. Quest’ultimi aggiungono colore, groove e pathos, specialmente su King Bee, dove il palco esplode in una vera e propria jam session in vecchio stile. In altri brani è stato lo stesso Shepherd a prendere il microfono, offrendo una prova vocale solida, particolarmente efficace in I Got A Woman e nella title-track Dirty On My Diamonds.

La band si è confermata un ensemble compatto e ben rodato. Accanto al già citato Hunt, da segnalare l’indiscusso contributo dello storico batterista dei Double Trouble di Stevie Ray Vaughan Chris “Whipper” Layton, che ha mantenuto per tutta la serata una presenza sobria ma efficace, e del bassista Kevin McCormick, preciso e groovante. Alle tastiere, il veterano Joe Krown ha arricchito il tessuto sonoro con gusto, offrendo anche un paio di assoli ben accolti dal pubblico.
Il momento più toccante della serata è arrivato con While We Cry, eseguito con grande trasporto emotivo da Shepherd, che ha trasformato il palco in uno spazio intimo, sospeso. In questo brano strumentale, il chitarrista ha messo in mostra tutta la sua capacità di costruire tensione, fraseggio dopo fraseggio, evocando atmosfere hendrixiane senza mai cedere alla citazione facile.
Per il bis finale, la folla si è alzata per accorrere sotto il palco: ad attenderli la sempre attesa Blue On Black, probabilmente il brano più noto dell’artista, cantato coralmente da tutto il pubblico. Il bis si è chiuso con un classico di Jimi Hendrix che Shepherd ha fatto proprio senza mai scadere nell’imitazione: Voodoo Child, con la sottile citazione sul finale di Third Stone from the Sun. Lunga oltre dodici minuti, l’esecuzione è stata vibrante, intrisa di soli e dalla dinamica prima incalzante poi flebile. Un omaggio appassionato al passato, ma con lo sguardo ben puntato sul presente.
Con questa performance di un’ora e trentacinque minuti, Kenny Wayne Shepherd ha confermato il suo status di figura centrale nel panorama blues-rock internazionale. Il suo approccio al genere, radicato nel rispetto per la tradizione ma aperto all’innovazione timbrica e interpretativa, trova nel live la sua massima espressione. Il Festival Tener-a-mente si congeda così dagli ospiti internazionali della stagione 2025 con un concerto che ha lasciato il segno: emozionante, energico e soprattutto molto blues.
Scaletta:
- Woman Like You
- She Loves My Automobile
- Dirty on My Diamonds
- I Got A Woman
- Watch You Go
- Deja Voodoo
- Shame, Shame, Shame
- Talk To Me Baby
- The Middle
- I Want You
- While We Cry
- King Bee
Bis: - Blue On Black
- Voodoo Child (Slight Return)


