Kneecap live a Segrate (MI), 15/6/2026

Lino Brunetti
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Credo abbia colto perfettamente nel segno l’amico e collega Raffaele M. Petrino quando, alla fine del concerto dei Kneecap, per descrivere con una metafora ciò a cui avevamo appena assistito, mi ha tirato fuori l’immagine del nuotatore sul trampolino: c’è un momento ben preciso in cui il nuotatore, mentre sta tuffandosi, flette il trampolino raggiungendo un punto in cui tutta la potenzialità del suo gesto è espressa al massimo, anche a prescindere da ciò che accadrà dopo (che potrebbe essere una gara strepitosa, prodromo a una carriera magari ulteriormente in ascesa, oppure un fuoco di paglia, un’illusione temporanea, una fiammata destinata se non a spegnersi a smorzarsi, forse non così bruciante come sembrava, ma in fondo non di minore importanza). Uscendo dalla metafora, difficile dire ora quale sia il futuro del trio di Belfast, ma una cosa è certa: quello che stanno vivendo ora è proprio quel momento, quello in cui tutti gli astri risultano allineati e il loro slancio li fa risultare al top. 

I primi dischi e le loro prime esibizioni erano state un’iniezione rude e vitale di rabbia politicizzata, un coacervo di rivendicazioni e prese di posizione sputate fuori in rime capaci di essere schierate anche solo per via del loro mettere sullo stesso piano inglese e gaelico nello spazio di una sola frase. Il nuovo FENIAN, a quell’energia grezza, ha saputo aggiungere anche una notevole maturazione musicale, un aggiustamento della formula che oggi non li fa sembrare più dei ravers o dei punk devoti all’hip hop, ma mette in campo istanze musicali più variegate, con moduli compositivi e produttivi più solidi, senza che questo comprometta minimamente l’impatto.

A ciò aggiungiamo tutto quello che è successo in questi anni: le accuse di terrorismo, il tentativo di metterli a tacere attraverso un boicattaggio esplicito, il processo, la loro resistenza, il film che li vede protagonisti, il passaparola che ha fatto diventare i loro concerti appuntamenti imperdibili. Tutto ciò li ha fatti resi sempre più una band capace di trascendere l’aspetto puramente musicale, per farli diventare chiacchieratissimo fenomeno sociale.

Quasi scontato, quindi, che la loro prima calata in Italia, per un mini tour inaugurato proprio dalla data di Milano (parte di Un Altro Festival), finisse con l’attirare grandi attenzioni e fosse baciato da un successo di pubblico certificato da concerti sold out. Personalmente mi aspettavo una platea di giovanissimi, invece la composizione degli spettatori è risultata essere assai più variegata. Per buona parte, credo sia dovuto al fatto che la musica dei Kneecap, soprattutto su FENIAN, evidenzi forti debiti con alcune sonorità anni Novanta (l’elettronica post rave e il pulsare hip hop di quegli anni, soprattutto), tanto da renderli apprezzabili anche da chi, magari, a un gruppo del genere non si avvicinerebbe (pensate come sarebbero diverse le cose se avessero lo stesso approccio strafottente ed esplicito, ma suonassero roba vicina alla trap, per dire).

Detto ciò, il loro grande merito rimane senz’altro l’aver riportato al centro del mondo musicale (in un momento in cui forse era ai suoi minimi storici) lo schierarsi politicamente, facendolo diventare elemento preponderante del proprio discorso artistico. Prima di salire sul palco, sullo schermo appaiono subito i dati del genocidio a Gaza e viene ancora una volta esplicitata la solidarietà col popolo di Palestina (la cui bandiera sventola un po’ ovunque tra il pubblico). Ovviamente, non ci si trova a un comizio, bensì a un concerto, e sebbene altri temi forti vengano anche sollevati – l’antifascismo (col ricordo di un personaggio quale Violet Gibson), l’avversione al governo inglese  (ma anche al nostro), la riunificazione dell’Irlanda del Nord col resto dell’isola – il tutto alla fine si palesa come un enorme «vaffanculo», calato però in una serata all’insegna del massimo divertimento.

Musica e dissenso, per i Kneecap, sono gli ingredienti di una ricetta perfetta, che dal vivo, ancor più che su disco, si traduce in una super festa dove ballare, pogare, scatenersi, urlare cori antifascisti, cantare e sfogarsi sudando in maniera del tutto positiva. Per chi, come me, negli anni Novanta c’era, prima che i fatti di Genova e l’11 settembre mettessero una sorta di bavaglio a buona parte del dissenso, sembra quasi di fare un tuffo nel passato. Ma non c’è nostalgia nella musica dei Kneecap, nel loro tempo sono calati a pieno e, con le loro canzoni, sanno esserne critici attivi.

Preceduto dalla diffusione dalle casse di Favourite dei Fontaines D.C. e chiuso da una Bella Ciao cantata da tutti in coro, il concerto è stato una bomba d’energia di quasi un’ora e mezza, capace di contagiare tutti i presenti. Una roba da prendere come un tutt’uno (non starò a citare nessun brano), che ha fatto bene al corpo e allo spirito. E chissà se, una volta «tuffatisi in acqua», al prossimo giro sapranno ancora essere così sintonizzati sul «qui e ora» come stavolta? Sarà un piacere scoprirlo.

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