Kristina Train, County Line

Gloria Tubino
4 minuti di lettura

KRISTINA TRAIN
County Line
Blue Élan
***1/2

La voce di Kristina Train è come la brezza autunnale che scompiglia i pensieri, profuma di fresco, conduce la mente in luoghi confortevoli — una voce che accarezza le anime ferite. Ascoltando la title-track, primo singolo del suo quinto album in studio, siamo colpiti dall’intonazione suadente, carezzevole propria di chi ha dimestichezza con il soul e il jazz, marchio di fabbrica della Blue Note in cui Train ha mosso i primi passi. Nell’arco della carriera ha avuto modo di affinare la tecnica, di impreziosire la sua abilità canora affiancando personalità come Herbie Hancock e Dr. Dre, collaborando con Bruce Springsteen, spostando spesso il suo raggio d’azione in Inghilterra dove ha trovato ispirazione e terreno fertile per i suoi lavori.

Nonostante viva a Nashville, il suo stile non rispecchia i principî moderni della Music City. La forte personalità e la voglia di indipendenza l’hanno portata a L.A., presso il Dave’s Room Studio nel quale Colin Devlin e Kirk Pasich ne hanno sviluppato e potenziato le idee. County Line è composto da 11 brani, 3 dei quali sono rivisitazioni di classici: (Don’t Let The Sun Set On You) Tulsa di Waylon Jennings, Just The Other Side Of Nowhere di Kris Kristofferson e Slow Down Old World di Willie Nelson. Le versioni della Train aggiungono un tocco leggiadro, ingentiliscono il repertorio di questi outlaw diametralmente opposti alla sua figura, e con il suo fare delicato sembra quasi voler ripulire la fama «maledetta» dei tre spiriti inquieti.

In Believe, successo del 1998 di Cher, Train offre una visione più sofferta e drammatica rispetto al prototipo. La cantante californiana aveva a suo tempo caricato il brano di un’espressività vibrante, e facendo largo uso di auto tune spronava, a ritmo serrato, chi fosse rimasto intrappolato nella fine di un amore. Qui, invece, tutto sembra rallentare, invitando alla riflessione — la voce pacata massaggia il cuore ferito, lenisce il tormento dei pensieri.

99 Floors invita a staccarsi dalla realtà per trovare la giusta dimensione nel mondo dei sogni, mentre Hard Road To Travel è un brano squisitamente orecchiabile, dal sapore anni Novanta (alla maniera della prima Faith Hill). I’d Like To Go Home Now è una dichiarazione d’amore alla sua città (Savannah, Georgia) ed è permeata da quella lentezza che genera tranquillità. Con Heaven In My Hands si fa un salto nei Sessanta: la melodia così familiare ne fa apprezzare lo stile rétro.

Anche in questo disco, Train è stata affiancata da artisti come Kim Richey e Paul Olsen, che accompagnandone la stesura dei testi hanno contribuito ad amplificare la solidità dei brani. Nella sua naturalezza, quest’album aiuta a dimenticare i problemi e scacciare i fantasmi dalle nostre menti, come canta la stessa Train, con spontaneità cristallina, in County Line.

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