Los Lobos live a Chiari (BS), 12-13/2/2026

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Mauro Zambellini e Guido Giazzi ci raccontano i due show tenuti dai Los Lobos in quel di Chiari (BS), uno elettrico e l’altro acustico, entrambi frutto dell’impegno dell’ADMR di Chiari nel portare sempre grande musica sul territorio.

12/02/26   PALASPORT SAN BERNARDINOCHIARI (BS)
Passano gli anni ma i Los Lobos rimangono la miglior band uscita dalla spanglish America. Gli sforzi della ADMR sono stati premiati: dopo il Teatro Superga a Nichelino, anche il Palasport di Chiari era gremito di aficionados e amanti della musica per il ritorno dei Lupi di East L.A, che in quasi due ore hanno deliziato con la loro musica vera, sincera, autentica, unica.

Orfani di Louie Perez, degnamente sostituito alla batteria da Alfredo Ortiz (un’ autentica macchina da guerra delle percussioni), che assieme al bassista Conrad Lozano (sneakers ai piedi, pantaloni corti, spesso seduto su una cassa), hanno impresso un ritmo forsennato al set, confermando una volta di più la tesi che se non hai una grande sezione ritmica non potrai mai essere una grande rock’n’roll band (vedi Allman, Little Feat, Dave Matthews Band e via dicendo). Gli altri fanno il resto, e che resto! David Hidalgo e Cesar Rosas sono due chitarristi eccezionali, il primo con una PRS si concede ad assoli creativi, il secondo con la Gibson SG, la cosiddetta Diavoletto, è l’anima chicana della band, con i suoi fulminei ma efficacissimi graffi blues e rock n’roll. Accanto ai due, l’inconfondibile Steve Berlin, la variabile della band con i suoi sassofoni (in particolare il baritono) e le tastiere, spiazza con rumori di jazz atonale.

Con una band simile può essere solo festa grande, il miglior modo perché i suoni del Barrio arrivino contagiosi e coinvolgenti nella fredda Pianura Padana, in un giovedì di febbraio, con un pubblico partecipe (e nel finale pure danzante) a premiare lo sforzo degli organizzatori e la bravura dei musicisti. Concerto che si può sommariamente dividere in tre sezioni: i brani più legati alle loro classiche radici ispaniche come Evangeline, una Volver, Volver cantata da tutto il pubblico, un paio di cumbie, e una tiratissima Mas Y Mas allungata e jammata in un muro del suono da lasciare attoniti. Trattate in forma di jam anche The Neighborhood (trasformata in un pezzo alla Dead) e la fantastica ripresa di Dear Mr.Fantasy, dei Traffic, prova di quanto i Lupi facciano parte di quella dinastia amante delle cover personalizzate secondo la propria natura e indole.

La capacità d’integrazione dei Los Lobos è fuori discussione, non solo nel filtrare decadi di storia del rock e del blues, ma soprattutto nell’esporre con la musica un’idea di libertà che è fusione di linguaggi, etnie e culture diverse, specie poi in un paese contradditorio come sono gli Stati Uniti oggi. Comunque, rimangono pur sempre una band di rock’n’roll asciutto, virato latin o dal sapore fifties: e allora via alla cover dei Blasters di Flat Top Joint, a Shakin Shakin Shakes, a Come On Let’s Go e al travolgente finale con tutti sotto il palco a ballare La Bamba in medley con Good Lovin’. Di certo non potevano mancare Kiko and Lavender Moon con Hidalgo abbracciato al suo accordeon e la vibrante How Will The Wolf Survive, titolo dell’album che li fece conoscere al mondo intero. Los Lobos, qui e per sempre, con le loro stazze abbondanti, il loro calore, i loro sorrisi, il loro rock’n’roll pachuco. Queste sono le serate che fanno stare bene.

Mauro Zambellini

13/2/2026 CIRCOLO ADMR – CHIARI (BS)
Grande serata in quel di Chiari, presso l’auditorium della ADMR (Amici per la Diffusione della Musica Rock). La band californiana, dopo le date a Nichelino (Torino) e a Chiari presso l’auditorium e prima di partire per Roma per concludere il breve tour italiano, ha voluto regalare ai fans un concerto atipico. Abituati a suonare nelle grandi arene, i cinque Lobos hanno accettato la proposta dei responsabili della ADMR di esibirsi per pochi intimi nel loro regno, il Circolo, ormai una realtà della musica che più amiamo, nella stessa sede dove trova spazio la loro web radio disponibile anche via app, scaricabile da Google Play e App Store.

Il locale è piccolo, ospita circa 150 persone. Molti dei presenti hanno visto i Lobos in azione pochi giorni prima, ma l’idea di questo concerto particolare è davvero qualcosa di unico. L’atmosfera è rilassata, il tecnico del suono americano è l’unico irrequieto nel cercare i giusti livelli per accontentare la band losangelina.  L’apertura del concerto è affidata ad Andrea Van Cleef, musicista di Brescia che con il suo dobro e una manciata di canzoni, tutte di sua composizione, fa da apripista ai Lobos. Andrea se la cava molto bene e dimostra, con mestiere e maestria, d’incantare con la sua voce dai toni bassi e la padronanza dello strumento, oltre che di avere l’esperienza necessaria per stare sul palco davanti al pubblico che attende l’evento principale. Compito non facile, ma il ragazzo se l’è cavata brillantemente.

Ed ecco ora i Los Lobos: David Hidalgo, un armadio di uomo, ben sottolineato da una camicia a quadri verde, si alternerà alla voce, alla chitarra e alla concertina. Cesar Rosas, maglietta nera, occhiali da sole e capello gelato,sa come incantare il pubblico. Il bassista Conrad Lozano, in pantalone corto, cappello ben piantato in testa e sorriso smagliante, suona seduto su una cassa e per tutto il concerto si divertirà immensamente. Forse prima del concerto i ragazzi, chiamiamoli così, si sono divertiti a gustare le specialità gastronomiche – citate anche durante il concerto – ed enologiche di cui è ricco il territorio bresciano. Steve Berlin è il più compassato: per tutto il concerto non regalerà sorrisi, ma splendidi interventi all’organo e al sax baritono e tenore. Chiude il gruppo il nuovo batterista Alfredo Lopez, già con i Beastie Boys (!), i Gogol Bordello (!!) e i Sepultura (!!!). Alfredo da circa cinque anni segue i Lobos nei concerti dal vivo e sicuramente tra breve entrerà in pianta stabile nella line-up del gruppo. A noi, seduti tra il pubblico, bastano poche canzoni per capire la bravura del ragazzo con le bacchette. Perfettamente guidato dalle occhiate e dei cenni con la testa di Rosas, Alfredo sarà per tutte le due ore del concerto una macchina da guerra.

Lo show si apre alla grande con Emily interpretata da Hidalgo a cui seguiranno Two Janes (da Kiko) e Wicked Rain. Con Native Son, brano che dà (quasi) il titolo ad un loro album del 2021, Berlin lascia le tastiere e suona il sax: questo strumento si mescola perfettamente con la voce di Cesar Rosas, dimostrando tutta la passione dei musicisti per la musica e il rispetto e l’amore per il pubblico. Dopo aver scaldato gli animi, Rosas dedica agli innamorati presenti in sala – il giorno seguente sarà San Valentino – una canzone (anzi, un bolero), dal titolo Sabor a mi, un classico della canzone messicana scritta nel 1958 dal cantante Alvaro Carrillo (il brano, se può interessare, è stato interpretato anche da Mina). Rosas la interpreta con calor y intensidad e il pubblico va in visibilio.

Seguiranno poi When the Circus Comes e Maricela (già presente nell’album Acoustic en vivo nel 2005) in cui Hidalgo mette in mostra la sua bravura alla chitarra. Durante il concerto, oltre agli echi messicani, ascolteremo, con David alla concertina, brani dedicati a Flaco Jimenez, il blues torrido di Baby’s Gone, il rock di Evangeline e il rock’n’ roll di Come on Let’s Go di Ritchie Valens, oltre alla notturna The Neighborhood, con il sax a dettare il ritmo mentre il pubblico, invitato da Hidalgo, si aggrappa al ritornello.

Dalla mia postazione noto che tutti gli amici dei Lobos arrivati in Italia al seguito della band, continuano a ballare (e a bere e mangiare) di fianco al palco: un bel modo per vivere il concerto senza nevrosi da rockstar, ma con semplicità e voglia di divertimento. Una bella fiesta, insomma.

C’è ancora tempo per Carabina 30-30, uno dei più famosi corridos (canzone) nati durante la Rivoluzione Messicana (1910 – 1920). Il titolo si riferisce al fucile Winchester 1894 e al calibro delle sue pallottole, 30/30 appunto. Questo fucile fu adottato dai rivoluzionari guidati da Pancho Villa ed Emiliano Zapata. Non so per quale motivo, ma Rosas ha voluto dedicare la canzone a Donald Trump. Dopo un accenno a Guantanamera, cantata con il supporto del pubblico, la chiusura del concerto è affidata ad una versione da brivido de La Bamba, il più grande successo commerciale dei Los Lobos, interpretato con calore e passione dalla band e da tutto il pubblico, conquistato dalla bravura e dalla simpatia dei musicisti. Hidalgo prima di lasciare il palco accennerà poi Nel Blu dipinto di Blu, con il pubblico sotto il palco per nulla intenzionato a far finire la serata.

Professionalità, serietà, gioia e divertimento, questo sono i Lobos, grande band ma soprattutto grandissimi personaggi, ricchi di umanità. Un plauso a tutto lo staff della ADMR, a Maurizio Mazzotti e Marcello Matranga, che portando la band americana in Italia hanno realizzato un sogno. Bellissima serata.

Guido Giazzi

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