MANNARINO
Primo amore
BMG
***1/2

Dopo cinque di «vagabondaggio» e ricerca, torna in sala d’incisione il cantautore romano Mannarino, che dopo aver raggiunto la fama con brani come Me so’ mbriacato, dopo numerosi passaggi televisivi e dopo una serie di concerti tale da renderlo famoso in tutta Italia, ha preferito allontanarsi dalle scene. Dimentichiamo quindi il folk da osteria (per anni suo marchio di fabbrica) e l’ambientazione romana delle sue canzoni: troveremo, qui, un nuovo artista che, grazie a un viaggio introspettivo nato da una profonda crisi personale, ha cercato in luoghi lontani — Colombia, Messico e Brasile — trovando panorami diversi, ispiratori di nuove canzoni.
Lo stile rimane però personale, e questo, in un’epoca dov’è facile trovare parallelismi con altri artisti, è sicuramente un aspetto positivo. Oltre ai testi sempre diretti e schietti, di Primo amore sorprende la veste musicale. Alla chitarra di Alessandro Mannarino fa eco il grande lavoro del percussionista brasiliano Mauro Refosco, già alla corte di David Byrne e dei Red Hot Chili Peppers. La produzione dell’album vede coinvolto l’artista capitolino e Francesco Fugazza, già con Mahmood, Meg e altri giovani artisti emergenti.
L’album si articola su ritmi ipnotici, in cui la chitarra dialoga con i sintetizzatori, creando un’ambientazione spirituale e psichedelica. Molto intense le liriche di alcune canzoni: «Cammina, cammina, bambino / Cammina sul filo del destino / Da quando ti sei perso / È tutto diverso / Guardi dentro al fiume / E ci rivedi il cielo / E più vai a fondo / Più ti senti leggero»: Bambino è un invito a guardare dentro di sé per trovare la parte meno contaminata del proprio essere.
Oppure Maradona, con flauto e percussioni: «Sette mesi più la spesa / Pensa un grammo quanto pesa / Era proprio favolosa / Ma la più pericolosa ce la davano alla chiesa / Le casse dello Stato vuote di parole / Le casse sottoterra piene di persone / Le casse dello stereo mentre fai l’amore / C’è rumore, sulla terra c’è rumore / C’è calore, sulla terra c’è calore / E mi sento leggero / E Maradona sta in cielo». Il calciatore argentino diventa un simbolo mistico, che dall’alto protegge gli uomini intenti ad affrontare problemi terreni e quotidiani.
Ma in quest’opera intensa e sofferta, vanno segnalate anche la title-track, Dammi, Carne e Ciao. L’uso del romanesco è sorretto dai ritmi tropicali, dagli arrangiamenti e dalle contaminazioni alla Manu Chao, che rendono Primo amore un album tra i più importanti della discografia italiana di questo periodo.
Bentornato Mannarino, speriamo presto di vederti dal vivo con una band colorata e palpitante.
In coda alla recensione dell’album, pubblichiamo un report, a opera di Manuel Garibaldi, del concerto tenuto da Mannarino all’arena del Mare, nel Porto Antico di Genova.

Mannarino, il rito collettivo dell’Arena del Mare
Genova ritrova Alessandro Mannarino e lui ricambia con un concerto costruito come un percorso in costante evoluzione. Per la quinta volta sul palco dell’Arena del Mare, il cantautore romano conferma un rapporto ormai consolidato con il pubblico ligure, proponendo uno spettacolo che evita facili nostalgie e mette al centro il racconto, la parola e il ritmo.
La prima parte del live è quasi raccolta, dominata dalle atmosfere di Primo Amore e da brani come Dammi, Ciao, Apriti Cielo e Cantaré, interpretati con misura e lasciando che siano i testi a guidare l’ascolto. Poi il concerto cambia pelle. La tensione cresce gradualmente, le percussioni prendono spazio, la band alza il passo e l’Arena del Mare si trasforma in una piazza in movimento. Fatte Bacià, Tevere Grand Hotel, Serenata Lacrimosa, Scetate Vajo’ e Me so’ ’mbriacato diventano il motore di un finale in cui il pubblico canta ogni parola, fino alla conclusione affidata a Marilù.

Mannarino continua a muoversi lontano dalle formule più prevedibili del cantautorato italiano. Le influenze popolari, mediterranee e balcaniche convivono con un linguaggio personale, sostenuto da una band precisa e mai invasiva, capace di accompagnare ogni sfumatura del concerto senza perdere compattezza.
Più che una successione di canzoni, quello andato in scena all’Arena del Mare è stato un viaggio che ha alternato introspezione e slancio collettivo, confermando come, dopo tanti anni di carriera, Mannarino riesca ancora a costruire concerti che vivono soprattutto nel rapporto diretto con il pubblico.
Manuel Garibaldi



