Marianne Faithfull, Cast Your Fate to the Wind  

Marco Verdi
4 minuti di lettura

MARIANNE FAITHFULL
Cast Your Fate to the Wind
6CD, ABKCO/Universal
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Sottotitolato The Complete UK Decca Recordings, questo bellissimo cofanetto sestuplo antologizza i 4 album che la cantante simbolo della Swingin’ London (da non molto scomparsa) pubblicò tra il 1964 ed il 1969, prima di sprofondare per quasi tutto il decennio successivo in un abisso di alcol e droghe da cui riemergerà trasformata (anche nella voce) nel 1979, con il seminale Broken English. Corredato da un esauriente libretto, pieno di foto in cui possiamo ammirare la bellezza della giovane Faithfull e del suo viso innocente (ma con una luce maliziosa negli occhi, che faceva innamorare di lei chiunque la incontrasse, compreso Mick Jagger, suo boyfriend per diversi anni), Cast Your Fate To The Wind mette in fila quattro album, più una compilation di singoli e rarità (esclusiva di questo box) in cui possiamo ascoltare una serie di classici sia tradizionali sia contemporanei interpretati dalla voce ancora incontaminata di Marianne, secondo i dettami di uno stile pop-folk oggi, forse, un po’ datato, ma tipico di quell’epoca (e confezionato ricorrendo a sessionmen di lusso come Jimmy Page, John Paul Jones, Mick Taylor e Nicky Hopkins).

L’esordio Marianne Faithfull presenta deliziose canzoni pop come la splendida Come And Stay With Me di Jackie DeShannon, la luccicante If I Never Get To Love You (Burt Bacharach), la toccante rilettura del classico francese Plaisir D’Amour, la vivace Can’t You Hear My Heartbeat e soprattutto l’evergreen a firma Jagger-Richards As Tears Go By, che diventerà uno dei classici di Marianne.

Come My Way è molto più folk, con ottime versioni di House Of The Rising Sun (decisamente jazzata), Spanish Is The Loving Tongue, Fare Thee Well, Down In The Salley Garden e Mary Ann, oltre a una bella interpretazione di Four Strong Winds (successo di Ian & Sylvia).

North Country Maid è ancor più tradizionalista, sospeso tra folklore (eccellenti Scarborough Fair, She Moved Through The Fair con assolo di sitar, North Country Maid e Lullaby) e autori contemporanei del calibro di Bert Jansch (Green Are Your Eyes), Tom Paxton (The Last Thing On My Mind, sempre stupenda), Ewan MacColl (The First Time Ever I Saw Your Face) e Donovan (Sunny Goodge Street), senza dimenticare la cristallina Sally Free And Easy sei anni prima appartenuta ai Pentangle.

Loveinamist insiste, invece, sui songwriter moderni: un triplo Donovan (imperdibile Good Guy), una doppia DeShannon (e With You In Mind è davvero riuscita), una toccante interpretazione per voce, arpa e coro della beatlesiana Yesterday e la splendida Reason To Believe di Tim Hardin, tra le più belle ballate di sempre.

E veniamo ai due CD conclusivi, che si dividono tra single versions, lati B, take alternative e perfino una manciata di inediti (tra i quali il brano da cui il box prende il titolo). Da segnalare la buona rilettura di Greensleaves, una House Of The Rising Sun diversa e più pop, Rosie Rosie dei Kinks, Monday Monday dei Mamas & Papas, due differenti versioni della coinvolgente Summer Nights e ovviamente la leggendaria quanto drammatica Sister Morphine, con cui Marianne sembra preannunciare con macabra ironia la sua imminente discesa all’inferno.

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