Marie Cain, Living Alone

Gloria Tubino
4 minuti di lettura

MARIE CAIN 
Living Alone
DL, Columbia
***1/2

In carriera, Marie Cain ha pubblicato un solo album solista, ma questo non significa che sia stata un’estranea al panorama musicale degli anni Settanta. Anzi, la sua presenza, in veste di corista, nelle cose di Charlie Daniels Band, Barbra Streisand, Michael Crawford, Elvis Presley (la trovate nell’antologico Ultimate Gospel), Dottie West e Herb Alpert (in Fandango) si è rivelata costante e solida. È stata una brillante autrice di testi, tra cui Miss Subway of 1952, incisa da Cher, e Heart, scritta in collaborazione con Warren Hartman e portata al successo da Laura Branigan. In ambito teatrale, Cain ha partecipato alla stesura dei testi e delle canzoni dello spettacolo Naked Boys Singing! e del varietà musicale Too Old for the Chorus but Not Too Old to Be a Star.

Forse il percorso da titolare non è mai stato, per lei, una priorità; di sicuro, provava più interesse nel condividere progetti più ampi, che dessero valore alla pluralità. Ascoltandone però l’unico Living Alone, a mezzo secolo dall’uscita reso finalmente disponibile in formato digitale, non ho potuto fare a meno di notare l’accuratezza nella scelta delle cover, per niente scontate, e la qualità degli inediti. Il brano d’apertura, Stop in Nevada, tiene brillantemente il passo con l’originale, le tastiere di Wayne Cook (che ha suonato anche per Jackson Browne) non perdono carattere se affiancate a quelle dell’autore Billy Joel; l’utilizzo di una nutrita sezione d’archi favorisce poi il crescendo della voce di Cain. Just Like a Woman di Bob Dylan, con i fiati in primo piano e una voce dalla prepotenza benevola, non ha nulla da invidiare alla versione tenera ma non sdolcinata di Joe Cocker (passa però in secondo piano se paragonata all’interpretazione toccante di Nina Simone). We Make Spirit (Dancing in the Moonlight), scritta da John Hiatt, assume tonalità soul disperdendo l’irriverenza country-rock del prototipo attraverso un coro spigliato ed energico, il cui battito di mani alleggerisce l’atmosfera. What Am I Doing Here ha uno stile elegante, e un po’ rétro, che fa pensare a Ella Fitzgerald immersa nei brani dei fratelli Gershwin. The Prettiest Face I’ve Ever Seen abbandona l’anima soul che aveva acquisito nella versione di Gloria Gaynor per abbracciare un sound più impetuoso e caldo, grazie anche all’assolo di sassofono sul finale. La voce angelica di Cain in Mad With the Moon è un velo di seta che ondeggia su un effimero assolo di flauto per poi tornare vivace, quasi graffiante, nella conclusiva title-track.

Living Alone è un album elegante, garbato; il suo ascolto allontana dal trambusto moderno e invita ad apprezzare quei brani in cui non potevano mancare flauti, trombe, arpe e i cori erano un elemento fondamentale. Non si perde mai tempo quando si torna indietro.

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