MERIHEINI LUOTO
Talven Uneen Vaipuen
Eclipse
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È bene intendersi in uno spazio preliminare. Un album a-melodico, se partiamo da presupposti tradizionali, comuni. Anticonvenzionale, di pura sperimentazione. Il concetto di musica, quello collettivamente e comunemente acquisito, si annulla in direzione del suono, qui reso padrone di sé stesso, in una maniera che cerca armonie diverse, equilibri alternativi, sonorità tratte da una natura vergine, anche umana. Gli strumenti musicali traducono un sentimento che potrebbe coincidere con la nascita del suono, qui organizzato in maniera libera, oculata, in bilico fra energie ctonie o del tutto aeree.
Meriheini Luoto è una violinista e compositrice di Helsinki che, partendo in giovanissima età da un’educazione classica, è stata valorizzata dalla rinomata Sibelius Academy. Il suo debutto Metsänpeitto, del 2017, è stato acclamato dalla critica, consenso che ha favorito tour in Europa e oltreoceano. Ha composto musica per il Finnish National Theatre e per diversi ensemble, anche orchestrali.
Dal respiro delle foreste e per mezzo di una registrazione stereofonica tridimensionale, detta binaurale, la Luoto ha accresciuto la propria esperienza e si pone con questo lavoro in una proposta molto personale, grazie anche alla collaborazione di gruppi come Signe, Awake Percussion e Saxtronauts, e con il contributo di altri musicisti. Le traduzioni dei dieci titoli aiutano a comprendere il diffondersi delle sonorità in uno spazio tipicamente nordico, invernale, dove le stagioni si alternano forse con più lentezza e all’interno di una selva di suoni. Meriheini suona anche un curioso strumento chiamato nickelharpa, ad archetto, famiglia della ghironda e della viella che ricorda da lontano il violino.
Da un album di cui è problematica anche la valutazione, si è conquistati oppure no, calamitati o resi inquieti, fra preludi di tempesta, risvegli di natura, palpiti di un mondo boschivo, stridori di uccelli che potrebbero vivere nel giurassico superiore. Se l’ascolto della musica è anche esplorazione, ha senso immergersi nelle sarabande di percussioni, nei clangori e nelle cadute, suoni primordiali, tremiti e frullii, sogni, letarghi, vibrazioni, echi. Sinuosi sax, vortici di percussioni, voci fluttuanti. Un suono policromatico e incontaminato, la cui nascita, forse, è sgusciata da un uovo primigenio. Certo, nessuno ha mai detto quello che qui si racconta.


