In Concert

Micah P. Hinson live a Milano, 18/11/2025

Seguo Micah P. Hinson fin dal suo primo disco, ho recensito la maggior parte dei suoi album e, negli anni, l’ho visto dal vivo diverse volte, eppure, se non forse proprio a inizio carriera, quando venne in Italia con la band a fare concerti a supporto dell’esordio (per chi scrive, un capolavoro), difficilmente ricordo un concerto intenso, emozionante, nel quale anche il cantautore m’è parso sempre soddisfatto, sereno, sorridente, quanto quello che s’è svolto il 18 novembre al Santeria Toscana 31 di Milano. Una serata straordinaria, che ha confermato la piena rinascita di Hinson dopo un periodo buio, nel quale aveva ormai deciso di abbandonare la musica e per vivere, come ha raccontato lui stesso durante la serata, si divideva tra il noleggiare film in una videoteca e consegnare pizze a domicilio.

A salvarlo (evidentemente letteralmente) fu Alessandro “Asso” Stefana, il quale lo invitò allo Sponz Fest di Vinicio Capossela, per chiudersi poi in studio, senza nessun vero progetto in mente, a fare musica assieme. Un sodalizio che ha funzionato in maniera miracolosa fin da subito, perché già bellissimo era I Lie to You, primo frutto del loro lavoro fatto assieme. Il nuovissimo The Tomorrow Man, nuovamente prodotto da Asso, è se possibile ancora meglio ed è, senza tema di smentita, non solo uno dei lavori cantautorali più riusciti dell’anno in corso, ma anche magistrale picco nell’ormai lunga carriera discografica di Micah.

Dal vivo, è mancato ovviamente il suono dell’orchestra filarmonica beneventana diretta da Raffaele Tiseo, ma Asso era presente a tastiere, banjo, lap steel e armonica, mentre dietro ai tamburi era seduto uno dei batteristi più bravi che abbiamo in Italia, Paolo Mongardi (Zeus e Fuzz Orchestra, tra le tante cose), che già in altri tour aveva affiancato il cantautore americano e in The Tomorrow Man suona su Think of Me.

Con una formazione a tre, ovviamente con Micah a voce e chitarra acustica, il suono è risultato più asciutto e minimale, ma di certo non meno emozionante e vivido. Qualche piccola e discreta coloritura è arrivata dalla tastiera di Asso (piccoli fondali vagamente simili ad archi, anche nei momenti in cui era settata sul suono del pianoforte), che in fondo sono risultati essere un di più non del tutto necessario, perché la voce espressiva del cantante e la sua chitarra, attorniata dal lavorio ritmico di Mongardi e dagli interventi già sufficientemente efficaci degli strumenti principali suonati da Stefana, era già bastante. La cosa è stata oltremodo favorita dal fatto che le canzoni sono semplicemente clamorose. Tutta la prima parte, di un concerto protrattosi per quasi due ore, è stata ad appannaggio del nuovo album, all’inizio suonato addirittura in sequenza. Che Hinson creda fermamente (e a ragione) in queste canzoni, è stato palese in ogni passaggio, in ogni sfumatura di voce, nella serietà con cui ha affrontato ciascun brano. 

In questa prima fase di show, è solo la musica a parlare. Solo quando iniziano ad apparire anche dei vecchi brani, Hinson inizia a concedersi oltre la musica, tanto da arrivare a fare addirittura dei monologhi. In uno racconta del suo incontro con Asso, ma ce ne sono anche altri in cui ripercorre la storia dei suoi avi Chickasaw, dei difficili tempi odierni e di come dovremmo affrontarli, mentre in un altro ancora si apre a tal punto da raccontare col cuore in mano del rapporto con la ex moglie, del suo essere padre, dei legami che ci legano e delle conseguenze delle scelte che facciamo. 

In questo continuo affastellarsi di note e parole, ti rendi presto conto che non è un semplice concerto quello a cui stai assistendo, bensì lo srotolarsi senza filtri della vita, con le sue difficoltà, le sue contraddizioni, le umane debolezze e i momenti di splendore, il tutto concentrato in una ventina di canzoni (che stare a citare ripercorrendo la setlist risulterebbe didascalico) e in due ore baciate dalla Grazia.

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