È stata una figura importante, quella di Pasquale Minieri, uomo di musica, grandangolare, personaggio creativo ed estroso, non solo come musicista — basso, chitarra — nell’indimenticato Canzoniere del Lazio e nei Carnascialia, agli inizi degli anni ’70, quando la riscoperta delle tradizioni popolari era all’ordine del giorno e si affermava gloriosa l’onda del folk italico anche grazie a opere come l’esordio solista, omonimo, di Mauro Pagani (appunto con Minieri alle percussioni).
Negli anni ’80, con Lele Marchitelli e il vulcanico Freak Antoni, Minieri parteciperà alla sarabanda «retromaniaca» di Beppe Starnazza e i Vortici, diventando poi uno schivo, riservato ma brillante e originale ingegnere del suono, nonché produttore discografico. Arriva la notizia della sua morte — a 76 anni, dopo una lunga battaglia contro la solita malattia, spietata e spesso invincibile — da Claudio Baglioni, con cui lungamente collaborò quale tecnico del suono (ma fu anche arrangiatore, assieme a Celso Valli, delle contaminazioni world del doppio Oltre, uno degli album più audaci del cantautore capitolino), per tour e dischi, lasciando un’impronta di brillante inventiva e di prestigio lungo gli anni.
Da lui qualificato come «architetto del suono», in nome di una creatività caratteristica dell’uomo geniale, Minieri mantenne un’attività instancabile e poliedrica: accanto alla sua firma sfilano i nomi, fra gli altri, di Elisa, Avion Travel, Almamegretta, Vinicio Capossela, Nada, Demetrio Stratos, musicisti di Area e PFM, Lucio Battisti e Antonello Venditti.
Sia il jazz sia la classica non sfuggirono alla sua attenzione, nel continuo prodigarsi artistico rivolto in tutte le direzioni, segnatamente grazie anche ai contributi per la Casa del Jazz (nella Villa Osio confiscata alla criminalità romana). Marito della pianista e compositrice Rita Marcotulli, cui il Buscadero, in questa sede, esprime le più profonde e accorate condoglianze. Le morti della musica ci raggiungono sempre come folgori, lasciandoci inevitabilmente più soli. Ti sia lieve la terra, Pasquale!


