Modena City Ramblers live a Borgomanero (NO), 27/12/2025

Helga Franzetti
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Foto © Patry "Sambo" Cometti

Da più di trent’anni sui palchi d’Europa e in continuo movimento tra visioni musicali sempre attuali e coerenti con le loro convinzioni, i Modena City Ramblers a ogni spettacolo regalano qualcosa che riesce ancora a sorprendere e a convincere. Il tour di Appunti Resistenti si conclude con la data di Borgomanero, a chiudere un intenso tour celebrativo di quell’ottantesimo anniversario della Liberazione passato un po’ in sordina, cavalcando l’onda di un inesorabile tempo che passa e soffocato da una parte della nostra Italia che non vuole ricordare.

Rimane allora compito di chi non si dimentica, esprimere il valore di una Nuova Resistenza: «culturale, prima di tutto, condivisa, in secondo luogo, morale e globale!» come dice Davide “Dudu” Morandi nell’introdurre il loro ammonimento a un richiamo verso quei principi che debbono animare un presente vivido, di solidarietà e tolleranza. Un invito a resistere attivamente, insieme a tutte le persone che vogliono ancora credere in un libero futuro, come la poetessa Jehad Jarbou di Coda mattutina, il testo recitato da due meravigliosi attori in apertura di serata, che si srotola da una “banale” attesa ai servizi igienici («Sono ancora in piedi sulla linea della vita per andare in bagno») fino ad abbracciare riflessioni aggrappate «all’impazienza di voler solo sopravvivere», alla tragedia della guerra e ai ricordi di un’infanzia ormai perduta. Un’apparizione coinvolgente, emozionale, in un crescendo che commuove tutto il pubblico. 

I vent’anni di Appunti Partigiani e i trenta di Materiale Resistente (il progetto del Consorzio Produttori Indipendenti del 1995, con i Modena City Ramblers a celebrare con altri i valori antifascisti e unire più generazioni attraverso musica e memoria), danno l’avvio a una serata magica e caldissima, con l’introduzione di Oltre il Ponte ad aprire eccitanti danze in un piccolo teatro pieno di gente bellissima e di ogni generazione. Un concerto fuori dalle righe, dedicato a chi fa «il lavoro sporco», come viene ricordato prima dell’attacco di Mediterranea, tra versioni mescolate e rimaneggiate come solo i sette musicisti sanno fare: un Ballo di Aureliano su di un ritmo primitivo che risveglia le coscienze, o la visionaria Ebano, con un sinuoso slide ad accompagnarne il suono dentro dimensioni che rimangono sospese.

«L’Italia in fondo è nata da una commistione di popoli e culture, ma troppo in fretta siamo soliti dimenticarci di quello che è il passato», è l’inserto di parole tra un brano e il successivo, come quando parte Al Dievel senza prima ricordare quanto il comandante Diavolo Germano Nicolini, fino all’ultimo momento, abbia impegnato il suo grande animo nel recarsi fra i ragazzi delle scuole a raccontare ciò che fu la Resistenza. E allora via… a Una Storia Partigiana, omaggio al Piemonte resistente e agli Yo Yo Mundi, a Festa d’Aprile (nell’ultimo disco, Appunti Partigiani, in collaborazione con Sergio Berardo dei Lou Dalfin), e ai grandi classici come Transamerika, In un Giorno di Pioggia, Contessa e I Cento Passi che alzano tutto il teatro in piedi, col boato di un finale che va a chiudere un concerto memorabile sulle note di una sempreverde Bella Ciao

Molto ben organizzati i giochi di voci e l’apporto di ogni musicista, che si scambia gli strumenti all’occorrenza, mentre vi è la percezione di una tenue gentilezza degli arrangiamenti, più melodici e orecchiabili, forse per far giungere il messaggio a più cuori e a più teste, senza perdere la forza di ogni singola parola: il bisogno urgente di riuscire a radunare tutti quelli che hanno ancora voglia di schierarsi, di ripristinare l’avvenire di un Paese e un popolo smarriti. Una grande festa che va ad anticipare il rendiconto dell’ultimo dell’anno, di ciò che è accaduto e di quello che ci aspetta, fatto di buoni propositi e rinnovata forza d’animo. Un caldissimo augurio per un 2026 ricco di nuovi appunti resistenti!

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