MURDER BY DEATH
Egg & Dart
Many Hats
***1/2

C’è già tutto nel raffinato richiamo del titolo, che fa riferimento a un motivo architettonico classico, ovvero il kyma ionico, una decorazione ricorrente (già nell’antichità di Grecia e Roma) per rappresentare la dualità della vita. L’uovo, da una parte; la freccia, dall’altra.
I Murder By Death ci arrivano seguendo una traiettoria non uniforme: Egg & Dart è una collezione di strane canzoni d’amore, che raccontano di abbandoni e di arrivederci, di rotture e preparativi per la fuga. Quando Adam Turla canta, in Sorry, «ti amo, mi spiace, arrivederci», tutto insieme e sottolineato da una convergenza degli archi melodrammatica e poi dall’inciso di pianoforte, rende un po’ il complessivo umore contraddittorio di Egg & Dart. Le atmosfere sono ricercate e semplici nello stesso tempo: i Murder By Death riescono a riproporre un equilibrio tra forme essenzialmente folk e un gusto particolare per le canzoni, com’è evidente in Searcher, Believe o ancora Ick, dove siamo dalle parti delle Seeger Sessions, e quello di Bruce Springsteen non è un nome lontanissimo, anzi.
La voce e la chitarra di Adam Turla sono coadiuvati, come per tutta la durata di Egg & Dart, dal cello di Sarah Balliet e dal violino di Emma Tiemann, che sono gli interlocutori privilegiati. Gli archi sono contrappunti che sottolineano i passaggi, creano il mood giusto senza essere invadenti, così come le elegantissime tastiere di David Fountain (a destreggiarsi anche con mandolino e fiati), tutti sostenuti dal basso di Tyler Morse e dalla batteria essenziale e puntualissima di Dagan Thogerson. A completare il team, bisogna ricordare che il disco è stato registrato, mixato e prodotto da Kevin Ratterman, già loro supervisore in Big Dark Love, album da riscoprire per via delle affinità elettive con Egg & Dart.
Se il tema dell’addio è costante, la varietà è garantita da Wandering, canzone che sarebbe piaciuta a Joe Strummer, ai Pogues, e a tutti i vagabondi come loro; da Lose You, che tocca gli stessi mondi degli Arcade Fire, magari con più gentilezza, e dalle atmosfere di So Long e No Matter Now, in particolare quest’ultima (notturna e rarefatta, ricorda la breve, intensa stagione dei Low Anthem e finisce come uno degli inni nomadi di Goran Bregovic). Ancora di più If, ridotta all’osso, che contiene tutti i «se» di questo mondo, quando ormai servono a poco.
Di contrasti, Egg & Dart si nutre fino in fondo e infatti Black Velvet Cloak, è un finale cacofonico e ci sta alla perfezione. Nelle intenzioni dei Murder By Death dovrebbe essere l’ultimo album, con relativo tour d’addio, ma sarebbe un peccato perché Egg & Dart è un disco coerente, e ispirato, come ormai succede molto di rado.


