NATHAN SALSBURG
Ipsa Corpora
No Quarter
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Il primo a trasformare il silenzio in musica fu il compositore e teorico statunitense John Cage con l’opera intitolata 4′ 33” e benché non sia giunto a scelte altrettanto radicali, anche il chitarrista Nathan Salsburg potrebbe interpretare l’assenza di suono come parte attiva del linguaggio musicale. Almeno a giudicare da quanto si ascolta nel nuovo Ipsa Corpora, in cui i silenzi sono organici e indispensabili al corpo musicale.
Considerando il legame artistico e sentimentale con la cantautrice Joan Shelley, le collaborazioni con James Elkington e Bonnie “Prince” Billy e in generale i suoi dischi da solista, si direbbe che Salsburg sia un folksinger e un virtuoso della chitarra acustica accostabile alla scena dei neo-primitivisti, ma quanto riempie Ipsa Corpora è materia piuttosto astratta, più vicina all’idea di quei 4 minuti e 33 secondi che a qualsiasi disco di John Fahey o Robbie Basho, sebbene lo strumento sia lo stesso e le dita intente a maneggiarlo altrettanto abili e talentuose.
La struttura del lavoro, composto da due lunghe tracce strumentali per sola chitarra acustica, fa subito presagire come non si tratti di un disco somigliante a tanti altri, bensì di un’opera d’avanguardia minimalista in cui la musica sembra seguire il flusso dei pensieri dell’autore. Che si prende delle pause di riflessione e sceglie le note con la massima accuratezza, quasi fossero parole di alto significato.
Il linguaggio basico e le atmosfere quiete e pastorali sono le stesse del folk, ma in Ipsa Corpora non si respira aria di Appalachi, quanto piuttosto l’ingegno di una partitura di musica contemporanea. Meditativo e a tratti straniante, Ipsa Corpora è un disco in cui i silenzi contano quanto i più ricercati fraseggi (che ovviamente non mancano), esaltando l’aspetto emotivo delle musiche e creando tensione, intensità e aspettativa come succede quando le note si diradano e paiono quasi dei rintocchi, posti ad introduzione delle sequenze più liriche e musicali in cui gli accordi forbiti del solista evolvono in maniera fluida e discorsiva.
In queste lunghe tracce omonime, chiamate semplicemente Part 1 e Part 2, le sospensioni non sono elementi di separazione ma di congiunzione tra le musiche — spaziose e scenografiche — che riempiono Ipsa Corpora con lievi variazioni di ritmo e di tono tali da farle sembrare snodi di un unico percorso o, meglio, le canzoni dello stesso concept.
Mirabile per tecnica e sensibilità, Nathan Salsburg realizza un disco dal carattere sperimentale, ma non per questo meno armonioso e godibile, che pare attribuire alle caratteristiche d’intrattenimento della musica popolare americana l’aura intellettuale e concettuale di un’opera d’arte.


