La musica che viene diffusa dalle casse nella Palestra Visconti dell’Arci Bellezza prima dell’inizio del concerto è piuttosto indicativa: brani dei Velvet Underground di White Light, White Heat, It’s a Rainy Day (Sunshine Girl) dei Faust, Franco Battiato. Non è improbabile che sia una playlist selezionata dai Neoprimitivi stessi, il sestetto romano pronto a presentare il nuovo Il sangue è pronto, da pochissimo uscito, un po’ a sorpresa, per 42 Records (la recensione la troverete su Buscadero 498, nella rubrica Backstreets).
Fattosi notare con un esordio, Orgia Mistero, uscito meno di un anno fa, che si apriva con una suite di oltre 20’, tra l’altro scelta come singolo apripista, il collettivo formato da Andrea Gonnellini (basso, voce, sassofono), Flavio Gonnellini (organo Farfisa, basso, chitarra), Martino Petrella (chitarra, conga, fisarmonica, melodica), Giacomo O’Neil (batteria, percussioni, campane), Pietro Rianna (kaospad, molle, noise box, theremin, percussioni) e Emilia Wesolowska (voce, tastiera) è andato ancora oltre col nuovo album, di fatto un unico cangiante pezzo diviso in sei movimenti autonomi (che però non troverete separati in alcun modo, quale che sia il supporto, fisico o meno, col quale deciderete d’ascoltarlo).
La loro musica è un concentrato super esaltante di suggestioni diverse: vi si trova il minimalismo rock’n’roll della band di Lou Reed e John Cale così come la reiterazione ritmica ipnotica del krautrock, una decisa tendenza alla psichedelia e qualche piccolo rimando al prog, le colonne sonore esoteriche degli horror italiani anni Settanta ma pure affondi garagisti, sferragliare elettrico, deviazioni jazz atmosferiche, striature avanguardiste, il post punk funkeggiante dei Talking Heads periodo Remain in Light.
C’era una certa curiosità nell’andare a testare se, anche dal vivo, la band sarebbe riuscita a maneggiare questo coacervo di materiale incandescente con la stessa perizia dimostrata nei dischi e, devo dire, sì, ne sono usciti vincenti. Magari qui e là qualche piccola sbavatura s’è sentita (ma tutta roba legittimissima in una performance live), comunque bilanciata da una certa energia e da una propensione ad allungare o accorciare i pezzi, rispetto alle versioni in studio, a seconda della bisogna.
Dotati di una buona tecnica, con un sound davvero ricco di suoni e atmosfere assai diversificate, i Neoprimitivi hanno insomma confermato di essere anche dal vivo una band da seguire senza esitazioni. Magari, almeno un minimo devono ancora lavorare su presenza scenica (almeno nelle parti, diciamo così, più “teatrali”) e sulle voci (comunque non così presenti, tutto sommato), ma nell’insieme davvero un ottimo concerto, con pure una discreta presenza di pubblico (in una settimana strapiena di spettacoli a Milano). Il nuovo disco l’hanno suonato praticamente tutto, ma anche ampie parti del precedente sono state eseguite per nostro gran diletto (a partire ovviamente da Sul globo d’argento, con la quale hanno aperto).
Dopo di loro, lo show scanzonato e danzereccio della simpatica Pan Dan, alla quale, però, ammetto di non aver prestato poi grande attenzione.


