North Mississippi Allstars live a Valencia (ES), 3/7/2025

Helga Franzetti
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Foto © Helga Franzetti

Gente del Sud, mi verrebbe da dire. Luther Dickinson è una persona affabile, disponibile, certamente una di quelle figure che non mette distanza alcuna fra sé e il suo pubblico, fra sé e lo staff: due parole prima del concerto e lo scambio di sorrisi e di battute fra le pause durante il set, in un’eccellente performance miscuglio di passione, cuore e fantasia assieme ai suoi compagni sopra al palco.

Pezzi tiratissimi quelli suonati al 16 Toneladas di Valencia, terza fra le date del tour europeo a toccare la Spagna, dopo San Sebastián e Barcellona e prima di Madrid. A condurre il gioco una superba padronanza della scena, la chitarra che, possente, assume il ruolo di protagonista e la batteria di Cody a costruire, con estrema precisione, rimbalzi sincopati e battute vigorose, assieme a Carwyn Ellis che, al basso, non si limita a fare il suo lavoro, ma entra dentro al psycomood della serata colorando il groove con le sue corde.

Luther, per chi scrive, resta uno dei migliori chitarristi alla slide e la conferma giunge immediatamente con il pezzo che apre la serata, Shimmy, da quel World Boogie Is Coming di 13 anni fa, che chiama subito all’appello sia i presenti che i compagni della band. Traboccante di energia, il trio lascia che il fluido scorra interminabile, arrivando a una  superba Skinny Woman così diversa dalla versione originaria, quanto gravida di un rinnovato spirito. Modulata su frequenze personalizzate e farcita con un assolo indescrivibile, è lo specchio degli intenti sopra al palco: comunicare la vibrante intensità di ogni momento.

Alternandosi alla guida col fratello Cody, Luther viaggia su linee sinuose, costruendo una You Got To Move, scritta più di sessant’anni fa, su  cadenze ipnotiche. Non è mai, nel caso di una band come i North Mississippi Allstars, il materiale ultimo a determinare necessariamente il repertorio. Che i Dickinson Brothers siano una delle cose migliori accadute al blues nel XXI secolo è fuori discussione, soprattutto se hai occasione di vederli suonare dal vivo. Determinati a superare ogni confine, Cody si destreggia al Washboard elettrificato, lo fa gracchiare, urlare e galoppare, pare un wah wah delirante, mentre Luther siede al seggiolino della batteria, un martello che picchia ripetutamente sul lobo frontale.

Un concerto che diventa anche difficile da raccontare, fatto di grandi spazi, di improvvisazione, estro, ritmo e atmosfera, nel rispetto di una grande devozione a materie sacre come il blues, la musica e l’eredita di un padre che ha trasmesso questo grande amore alla famiglia. Occupando nuovamente i loro posti in formazione, si riassetta il mood sui suoni magnetici di Love Have Mercy: Cody è così preciso da sembrare muoversi al rallentatore, mentre Luther si misura con la ritmica. Evasioni dai confini, lezioni d’alta scuola, funkeggianti giri alchemici intorno al blues, che trasformano ogni pezzo in un tuffo nel presente, mai uguale a prima e proiettato in plasmabili future visioni.

Cody impugna una chitarra sofferente, mistico, allucinato. Sono versatilità e movimento a governare il set, identificando lo strato più profondo del talento, delle forme della musica, della arguzia di una band come la loro nel comporre uno spettacolo del genere. Lì, davanti a loro, coppie che si abbracciano, idiomi che si incrociano e una piacevole atmosfera di condivisione. Generosi all’inverosimile i NMAS ci regalano due ore e mezzo appassionate, due bis da dedicare a un pubblico che non voleva lasciarli andare.

«Thank you guys!», e poi una Goin’ Down South da vecchia scuola e il tempo per scambiare ancora quattro chiacchiere, mentre da soli smontano le attrezzature. Gente del Sud, un’attitudine che pone umiltà e rispetto davanti ad ogni presunzione, persone eccezionali e musicisti inconfondibili.

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