Oktopus, Brahms, Balkans & Bagels

Guido Giazzi
3 minuti di lettura

OKTOPUS
Brahms, Balkans & Bagels
Oktopus
***1/2

Se vi interessa la classica, se siete appassionati di musica klezmer, se vi piacciono le operazioni irriverenti e geniali, questo album fa per voi. Gli Oktopus sono una formazione canadese che in quattro anni ha inciso altrettanti album, molto apprezzati dalla critica specializzata. Il gruppo — un ottetto — è guidato da Gabriel Paquin-Buki e questa nuova raccolta comprende loro composizioni, brani tradizionali e opere classiche, di nobile lignaggio.

Negli arrangiamenti entrano in gioco le origini balcaniche dei musicisti, la cultura ebraica e una sfrontata ironia. La copertina dell’album — una delle più geniali di quest’annata discografica — riprende con colori sgargianti i temi citati dal titolo, e oltre al personaggio storico utilizza il bagel (ossia una ciambella salata tipica della cucina invalsa presso gli ebrei aschenaziti della Polonia, spesso aromatizzata con semi di cumino, papavero o sesamo) come suo monocolo, per irridere, sì, ma con affetto e preparazione.

Con questo nuovo lavoro, i canadesi vogliono dimostrare come le ballate folk delle regioni balcaniche abbiano fortemente ispirato artisti quali Brahms, Saint-Saëns, Mahler, Liszt e molti altri. Di questi autori, gli Oktopus riprendono con gusto, evidenziando l’importanza dei fiati, alcune famose arie, tra cui la bellissima Balkanale di Saint-Saëns riarrangiata con coinvolgimento o la Rapsodia Ungherese No. 2 di Franz Liszt e l’introduttiva Mahler Goes Meshuge («Mahler diventa matto»), scritta dal citato leader. Tra i brani tradizionali, spicca per intensità Der Yidisher Soldat In Di Trenches (WWI), giocata principalmente sul suono della tromba.

Brahms, Balkans & Bagels si compone di 12 brani tra i quali è difficile indicare il più significativo: in queste composizioni, l’anima balcanica viene rafforzata in un mix di umorismo e ironia, senza però dimenticare che dietro i suoni a volte impertinenti si nascondono tragedie e preoccupazioni. Un album ricco di vita e passione, un ottimo modo per avvicinarsi alla musica classica spesso erroneamente posizionata in alto, troppo in alto per i palati rock.

La copertina, mi ripeto, è bellissima: una vera opera grafica. Un lavoro che sarebbe piaciuto immensamente a Frank Zappa e John Zorn, e sarebbe ugualmente apprezzato da Tom Waits e da Vinicio Capossela, sempre alla ricerca di nuovi e vecchi suoni. Sorprendente.

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