Chiusura col botto per la stagione invernale 2026 della rassegna Sempre più vicini, organizzata da VolumeBK e dallo Spazio Teatro 89 di Milano. La sera del 13 maggio, nell’accogliente venue locata in zona San Siro, sono approdati infatti gli Oneida, per quella che era la prima data italiana delle quattro previste nel nostro paese.
La band newyorchese è passata, negli anni, diverse volte dall’Italia – quella precedente, se non sbaglio, era stata nel 2023, tour dell’ottimo Success – e possono vantare un buon zoccolo duro di fan e appassionati, sempre pronti ad accorrere a vederli. Anche perché, se i dischi sono sempre eccelsi, dal vivo sono sempre stati letteralmente una bomba.
Anche stasera, di fronte al palco l’affluenza è buona: non c’è il sold out, ma per una band sempre rimasta sostanzialmente nel limbo underground, in giro da decenni e non propriamente pop, non ci si può certo lamentare. Quello che al limite si può segnalare, è il fatto che la loro musica non pare essere riuscita a intercettare anche le nuove generazioni: in platea, più o meno tutti sono fan di vecchia data, sicuramente super entusiasti, ma inevitabilmente dalla reazione un po’ “statica”, se capite cosa intendo.
Del resto, pure gli Oneida non sono più proprio dei ragazzini, anche se questo non gli ha impedito di dar vita (per l’ennesima volta) a uno show potentissimo e iper dinamico, un viaggione di un’ora e mezza capace di centrifugare in un sound riconoscibilissimo krautrock, psichedelia, garage rock, pop, punk e un bel po’ di rumore.
Come l’ultima volta, si sono prentati in formazione a cinque, con gli storici Bobby Matador (voce, organo, basso), Hanoi Jane (voce, chitarra) e Kid Millions (batteria, voce), affiancati dal chitarrista Shahin Motia e dal tastierista Barry London. Inutile sottolineare per l’ennesima volta l’inarrestabile drumming di Millions, da sempre l’impressionante motore ritmico dei loro pezzi. Anche in questa serata è lui il catalizzatore di molti sguardi, l’allucinato folletto che tutto tiene assieme. Chiaramente non da meno sono Matador e London sulle tastiere (più selvaggio e rumoroso il primo, spesso raffinato coi suoi interventi il secondo) e gli altri due nei loro magnetici intrecci di chitarra, favolosi quando spostano l’asse su cose lisergiche.
Al resto ci ha pensato il repertorio, dalle cose più nuove come la clamorosa Reason to Hide, Stranger e La Plage (tratte dall’ultimo, riuscitissimo Expensive Air), passando per le cose più melodiche dell’abbordabile e molto rock Success (in un mondo perfetto, I Wanna Hold Your Electric Hand sarebbe una hit), fino a classici conclamati come Each One, Teach One, la sempre graditissima Up with People e l’inevitabile finale con quello che è sempre un must dei loro concerti, Sheets of Easter, dieci minuti ossessivi che sono la colonna sonora ideale per mettersi a sbattere la testa sul muro.
Divertentissimi, super simpatici e disponibili, gli Oneida sono sempre una garanzia. Impossibile non volergli un gran bene! Con loro l’appuntamento è alla prossima volta; per ciò che riguarda Sempre più vicini, ci auguriamo che questo sia stato il classico “arrivederci”. Fortissimamente vogliamo che questi appuntamenti sempre speciali continuino anche la prossima stagione.


