Foto © Lino Brunetti

In Concert

Oneida live a Segrate (MI), 19/3/2023

Mancavano da Milano da una buona decina d’anni gli Oneida e, devo dire, ci erano mancati davvero tanto. Per farli tornare ci voleva forse un album come l’ultimo Success, pieno ritorno al rock dopo qualche disco maggiormente devoto a cose più sperimentali.

Il palco è quello piccolino all’interno del Magnolia, ma il pubblico non manca, l’atmosfera è quella giusta e tutti, band e spettatori, sono predisposti a godersi una serata all’insegna della grande musica e del divertimento, tanto più che quella di stasera è pure la data conclusiva del tour europeo, prima del ritorno negli Stati Uniti.

In apertura ci sono i siciliani Mashrooms, indie rock fatto come si deve, un bel modo di fare e una svagatezza un po’ naif che li rende subito simpatici. Non li conoscevo e devo dire che mi hanno fatto una buona impressione.

Gli Oneida sono oggi un quintetto, con gli storici Bobby Matador (voce, organo, basso), Hanoi Jane (voce, chitarra) e Kid Millions (batteria), affiancati dal chitarrista Shahin Motia e dal tastierista Barry London, cosa che li rende forse ancor più che in passato una band dal tiro pazzesco e dalla potenza stratosferica.

Quella degli Oneida è musica ipnotica e martellante, con la maggior parte degli strumenti usati in funzione ritmica, così da creare autentici trip attraverso i quali andare fuori di zucca. Aiuta sicuramente la presenza di una batterista straordinario come Kid Millions, uno che potete immaginarvi come un Keith Moon epilettico o sotto anfetamine, uno che non si capisce dove possa trovare la forza e l’energia per mantenere ritmi a dir poco forsennati.

L’esempio maggiore di questo loro atteggiamente rimane Sheets Of Easter, tour de force ossessivo col quale hanno chiuso il set principale, un must dei loro concerti e uno dei due pezzi pescati dal capolavoro Each One Teach One (l’altro, la stessa, immensa titletrack, con la quale avevano invece aperto).

In mezzo, molti pezzi dall’ultimo Success, che anche dal vivo dimostra di essere un album con buone frecce al suo arco (ad esempio la poppeggiante I Wanna Hold Your Electric Hand) e alcune cose più vecchie, vedi una clamorosa e tagliente Up With People (memorabile il fraseggio d’organo di Matador), la sempre graditissima All Arounder e, nel bis, una lunghissima, magistrale Double Lock Your Mind, con le chitarre incrociate di Hanoi Jane e Shahin Mota diventare letteralmente fumiganti, mentre gli altri tre davano vita coi loro rispettivi strumenti a un tambureggiamento senza sosta.

La sensazione è stata che anche loro sul palco si siano divertiti di brutto. Di sicuro lo abbiamo fatto noi che stavamo sotto. Grandissima band.

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