PATTY PRAVO
Opera
NAR Int’l / Ada / Warner
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Sono rimasto affascinato dall’immagine di copertina (curata dall’art-director Giovanni Caccamo) dell’ultimo disco di Patty Pravo, in cui la cantante veneziana viene ritratta come una musa della mitologia greca: ho pertanto richiesto un’anteprima dell’album e, forse ammaliato dallo sguardo affascinante della primadonna, ammetto di aver visto smantellarsi ogni mio potenziale scetticismo.
Opera, prodotto con mano geniale da Taketo Gohara, è costruito su di una serie di canzoni (scritte appositamente per Patty dalla crema dei compositori italiani) cucite sulla pelle e sulla vita, anche musicale, della nostra Nicoletta Strambelli, fino a costituire, così, una vera e propria Opera per Patty Pravo.
L’inizio spetta alla title-track di Giovanni Caccamo, un brano grandioso, orchestrale, con la voce calda e sensuale di Patty a discendere verso tonalità basse: un inno personale alla sua vita, nel tempo trasformatasi in «un’opera», nella quale sono racchiusi gli estremi — follia, arte, genialità, vanità — della sua personalità. Oggi piove, firmata daPierpaolo Capovilla, è una canzone decisamente rock. Con il rumore di un temporale a introdurla, riflette sullo scorrere della vita in senso metafisico, inducendo a una meditazione sull’amore come fonte anche di sofferenza. Maledetta verità (di Raphael Gualazzi) vanta la fisionomia di una ballata orchestrale dove il canto della titolare (parlando della fine di un sentimento e dell’imprevedibilità del vivere) riesce a rinverdire i vecchi fasti. Noi due propone una delicata considerazione sull’incontro di due solitudini e parla d’amore, sebbene in modo atipico, anche L’amore impertinente di Giuliano Sangiorgi (Negramaro), in cui si affronta la passione resa senza condizioni (canzone musicalmente complessa, ben strutturata).
La pianistica L’equilibrio è pura magia, sia musicale (con un finale elettrico) sia testuale, con un’immaginifica visione della perenne ricerca di un equilibrio (anche affettivo) tramite il quale volare alto. Ancora il piano introduce la calda voce di Patty, che si confronta con la tecnologia anche nei rapporti amorosi: in Foto nella mailbox, Morgan (fuori dalla mischia mediatica) mostra la sua classe compositiva vestendo la chanteuse di un brano di rara eleganza classica. Ho provato tutto di Francesco Bianconi (con colti riferimenti a Deserto rosso di Michelangelo Antonioni) traccia il bilancio di una vita trasgressiva sotto il profilo personale come sotto quello artistico (c’è pure un rimando a Jimi Hendrix). Anche qui, Patty è in gran spolvero e sfodera tutta l’energia del «suo» mondo musicale, del suo stile fattosi linguaggio riconoscibile, provocando con classe e innovando attraverso una gloriosa autocelebrazione.
Cosa vuoi che sia offre consolazione davanti a «pene d’amore perduto», quando non bastano le parole per asciugare quelle lacrime che sono soltanto «un po’ di vita che ti chiede come va». Ratatan è un pezzo decisamente pop, da Festivalbar degli anni Sessanta, con qualche assonanza con Le mille bolle blu di Mina. Opera si chiude con L’isola, scritta da Alberto Bianco e Federico Dragogna: un testo dov’è contemplato il sogno, da tutti perseguito, di un’isola lontana sulla quale poter vivere i nostri desideri, degna conclusione di un viaggio all’interno dei sentimenti umani — l’amore quello di rilevo assoluto, analizzato in tutte le sue sfaccettature — eviscerati senza pietismi.
Grande prova di uno strepitoso manipolo d’autori, al servizio di Patty Pravo per celebrarne lo status, indiscutibile, di diva. Possiamo accostare Nicoletta, nella sua esaltante maturità, a Marianne Faithfull: entrambe uniche, entrambe inconfondibili.


