Pedair, Dadeni

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PEDAIR
Dadeni
Sain
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Pedair, in gallese, significa «quattro». E tante sono le signore che danno vita al loro secondo album. Gruppo prevalentemente vocale, anche se non mancano strumenti di accompagnamento quali arpa, violino, viola, mandolino, chitarra. Già vincitrici di svariati premi, Gwenan Gibbard, Gwyneth Glyn, Meinir Gwylum e Sian James avevano pubblicato, nel 2022, Mae ‘Na Olau, there is light.

Dadenicauldron of rebirth, il calderone della rinascita – si riferisce alla capacità di risvegliare le anime. Il repertorio di questo ensemble femminile può essere decisamente chiamato folk, quantunque composizioni recenti, nello spirito del passato, prevalgano sul materiale tradizionale. Trovatrici, rappresentano la loro terra con fiera empatia e con quella del tutto inaccessibile lingua, affascinante ma ardua anche a scriversi. È il viaggio della vita, scrivono, a definire il nuovo lavoro.

Con una visione fiduciosa nell’evolversi del mondo, Pedair sottolinea che ogni fine dà vita a un nuovo principio. I loro canti evocano sintonia con madre terra. O Blwy’ Llanrwst è un brano di nostalgie che proviene dalla raccolta di folk song gallesi di Lady Ruth Herbert Lewis, Golomen Wen («colomba bianca») esprime l’imperioso desiderio di pace delle quattro donne. Il dolore per la perdita è, nella raccolta, sentimento molto diffuso. Cartref, nei suoi sottili tocchi di arpa, suggerisce vocalità raramente ascoltate. Gwyneth Glyn è la figura guida per quanto riguarda la composizione, le voci si alternano in una condivisione paritaria.

Rŵan Hyn, pezzo d’apertura, accompagnato dalla chitarra acustica, esprime gioia in un contesto d’ascolto anche easy. Entra l’arpa, in modalità solista, e con essa melodie semplici, fra voce leader e risposta corale. Dei dodici brani, si apprezzano particolarmente l’incantata traccia dedicata alla colomba di pace, di brume e acque nascoste; Rho Dy Alaw, profonda di docili accordi e di purificate voci; Cerrig Mân, ballata dolce, la cui parte centrale è affidata al fiddle. Talvolta i brani partono pacati, come in questo caso, per vivacizzarsi nel finale.

Belle fotografie di repertorio che ritraggono i sorrisi delle cantanti e un mondo a parte, forse non troppo conosciuto, stimolano il desiderio di ricerca e di confronto con la musicalità di un territorio immenso, scrigno di tesori anche nascosti.

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