Piaceva davvero a troppi? Brigitte Anne Marie Bardot, 1934-2025

Marcello Moriondo
11 minuti di lettura

Et voici que je quitte la Terre
J’irai peut-être au paradis
Mais dans un train d’enfer.
(Serge Gainsbourg, Harley Davidson)

Raccontare Brigitte Bardot oggi è veramente un’impresa. Chi non ha vissuto, in un’età ragionevole, quel periodo, descriverà il personaggio quasi per sentito dire. I critici analizzeranno la sua recitazione e il valore dei film da lei interpretati. Il fatto è che, come in tutte le situazioni generazionali, se non hai vissuto il periodo in cui tutto è cominciato, e soprattutto i primi 15 anni da lei trascorsi sui set cinematografici, non puoi fartene un’idea obiettiva. Sapevi che se sentivi o leggevi le due consonanti gemelle B.B., puntate o meno, erano le iniziali di Brigitte Bardot. Ti veniva subito alla mente quel volto un po’ infantile, ma per nulla innocente, due occhioni e labbra prominenti che sprigionavano sensualità.

Era il periodo in cui le poche, cosiddette «dive», emergevano rispetto allo sterminato mondo di attrici e attori cinematografici, pure migliori nella recitazione. Hollywood aveva consacrato star Marilyn Monroe e l’Europa, dopo Eleonora Duse, era orfana di dive. In Italia spopolavano le cosiddette maggiorate, Gina Lollobrigida e Sofia Loren. Anche se io preferivo Lucia Bosè. La risposta francese è arrivata con Roger Vadim. Nel 1949, il regista rimane colpito dalla copertina di maggio di Elle, dove appare una quattordicenne Bardot. Vadim porta la rivista al regista Marc Allégret. L’anno seguente, dopo diverse riviste con Brigitte in copertina, la modella ormai quindicenne incontra Vadim a casa di Allégret, di cui lui è assistente. Due anni più tardi, Bardot gira il suo primo film: Le Trou Normand di Jean Boyer. Lo stesso dicembre, non appena conseguita «l’età del consenso», sposa Vadim.

L’attrice appare su molteplici periodici, magari fotografata in bikini mozzafiato, con Kirk Douglas, sulla spiaggia di Cannes (nel 1953), mentre l’attore si cimenta nella difficile operazione di fare una treccia con i capelli della giovanissima Brigitte. La quale temeva la concorrenza della stella che brillava oltreoceano — la mitica Marilyn — tanto da dichiarare: «Se la Monroe fa vedere più di me, mi uccido!». Ci vogliono altri 15 film prima del grande successo, e nel frattempo, i capelli da bruni diventano biondi: accade quando deve interpretare Poppea, che pare fosse bionda, in Mio figlio Nerone di Steno. Così, piacendo a lei e al pubblico il nuovo look, bionda rimase.

Il film della fama è Piace a troppi, titolo assurdo del francese Et Dieu… Créa la Femme di Vadim, che grazie alla censura arrivò in Italia due anni dopo e tagliato di 10 minuti. Già il titolo francese, per la piccola e mediocre società borghese democristiana allora al potere, era pesante. Fare il bagno nuda nel latte, nel film di Steno era appena tollerato, ma così nuda e provocante in quello di Vadim non era tollerabile affatto. Durante le riprese, nasce l’amore selvaggio con Jean-Louis Trintignant, allora sposato con Stéphane Audran, e muore il matrimonio con Vadim. «I Cahiers du Cinéma, tramite François Truffaut, fecero una critica piuttosto tiepida», scrive in seguito l’attrice, «mi giudicavano senza indulgenza, trovando strascicato il mio modo di parlare e discutibile la mia pronuncia. Paul Reboux diceva che avevo il fisico di una servetta e il modo di parlare degli analfabeti di ritorno». Anni dopo, Truffaut rivalutò la pellicola, così come i Cahiers chiesero scusa a Claude Lelouch per aver denigrato i suoi film.

Negli Stati Uniti, Piace a troppi ha un successo straordinario, mentre in patria l’attrice è definita «la pechinese sexy», «il sogno impossibile dei mariti», «la perversa donna-bambina».  C’è una bellissima tavola di Sempé che mostra diverse persone intente a confabulare riguardo a B.B.: «Se solo vedo una foto di Brigitte Bardot, non compro il giornale», «E poi non sa recitare», «I suoi film valgono un fico secco» eccetera. Peccato facciano parte di una coda immensa per la visione di un film dell’attrice. Lei, imperterrita, continua ad apparire sullo schermo, ma ormai con ruoli da protagonista. Rimane comunque nel mirino della censura. Nel 1958, è nella Ragazza del peccato (in originale, En Cas de Malheur), il frutto del peccato per eccellenza, a mostrare il suo corpo, dalla vita in giù, a Jean Gabin. Il film è di Claude Autant-Lara. Naturalmente, questa scena è tagliata in Francia e la maggior parte di quelle presenti nei precedenti film sono state tagliate nelle versioni italiane.

L’anno successivo è la protagonista di Femmina (La Femme et le Pantin), nuova trasposizione dell’opera di Pierre Louÿs diretta da Julien Duvivier, cui seguirà La verità di Henri-Georges Clouzot, ispirato a un reale fatto di cronaca. È ancora Vadim a portarla verso la commedia con A briglia sciolta (La Bride sur le Cou, 1961). Lo stesso anno è nelle mani di Louis Malle in Vita privata. Poi Il riposo del guerriero, dal romanzo di Christiane Rochefort, diretta ancora dal suo ex, Vadim. B.B. è ormai famosa i tutto il mondo e durante il Festival di Cannes, è normale passare accanto a Brigitte Bardot e all’allora marito Jacques Charrier, seduti ai tavoli all’aperto della Maison des Pêcheurs, tipico locale d’Antibes degli Anni ’60, mentre stanno pranzando indisturbati. Ora quel ristorante è stato abbattuto, per lasciare il posto a un lussuoso hotel.

Naturalmente, la nouvelle vague non se la lascia scappare. Dopo Malle è la volta di Jean-Luc Godard, nel 1963, con Il disprezzo, molto liberamente tratto dal libro di Alberto Moravia. L’attrice mostra il sedere scoperto dal libro che Michel Piccoli solleva, scena tagliata, oltre ad altri diversi minuti della pellicola, nella versione nostrana. Il poster di Cannes 2016 omaggia il film mostrando la scalinata della villa di Capri che Michel Piccoli sta salendo per raggiungere, sulla terrazza, Brigitte Bardot. In Masculin-Féminin, sempre di Godard, appare in un cameo nei panni di sé stessa. Nel frattempo, Bardot incide per la prima volta due pezzi di Serge Gainsbourg, inseriti nell’album intitolato semplicemente Brigitte Bardot, distribuito in Italia da Polygram. Nel 1965, Malle la vuole al fianco di Jeanne Moreau nella commedia western Viva Maria. Lo stesso regista la dirige in un episodio di Tre passi nel delirio (Histoire Extraordinaires), tratto da Edgar Allan Poe, dov’è al fianco dell’icona maschile francese, Alain Delon.

Brigitte incide la canzone Harley Davidson di Serge Gainsbourg e nasce l’amore tra i due. «Fu un amore folle, da sogno», ha scritto B.B. nell’autobiografia edita da Bompiani, «un amore che resterà nei nostri ricordi e nella storia… Da quel giorno, da quella notte, da quell’istante, nessun’altra creatura, nessun altro uomo contò più per me. Era lui il mio amore». E lui continuava a scrivere canzoni, seduto al pianoforte di Brigitte. «E una mattina mi suonò il suo regalo d’amore: Je T’Aime… Moi Non Plus». Ma la registrazione del brano incisa dai due fu bloccata da B.B., minacciata di scandalo dal marito Gunter Sachs. Gli anni Sessanta si chiudono con le immagini dell’instancabile Bardot e del suo strip sul bagnasciuga in Le novizie di Guy Casaril.

Nel 1971, Christian-Jacque gira Le pistolere (Les Pétroleuses), una commedia western in cui inserisce Brigitte e Claudia Cardinale; nel 2006, Penelope Cruz e Salma Hayek fanno il verso alle due attrici in Bandidas di Joachin Roenning. In seguito, tutto cambia. La società cambia, i gusti cambiano, nascono nuove stelle del cinema e Bardot ne è consapevole. È in quel momento che una vecchia volpe dell’erotismo francese come Vadim pensa di riunire in Una donna come me (Don Juan 73 ou Si Don Juan Était une Femme…) i due grandi amori di Serge: la sua ex B. B. e Jane Birkin. Due simboli sessuali riuniti: Brigitte, quello del passato, che rotolandosi nuda nel letto con Jane, quello del presente, sembra consacrare la continuità dell’erotismo nel cinema francese, ufficialmente trasmigrato dal suo corpo a quello della Birkin. È il 1973, l’anno in cui Brigitte dice addio alle scene, ritirandosi nella villa La Mandrague, nella sua tenuta di Saint-Tropez, circondata dai suoi amici animali.

È stata un’attrice molto amata, criticata sbeffeggiata, usata e detestata. Sicuramente una donna che sapeva, fin da ragazzina, quello che voleva e come ottenerlo grazie al suo aspetto fisico. Una figura molto controversa con posizioni politiche davvero discutibili. Una fra tutte l’amicizia e l’appoggio alle elezioni per Jean-Marie Le Pen, che conosceva dal 1958, quando insieme andavano a trovare in ospedale i reduci della Guerra d’Algeria. Lei, come Alain Delon e Johnny Hallyday, non ha mai negato le sue simpatie per la destra francese. Preferisco ricordarla mentre balla scatenata di fronte a Trintignant in Piace a troppi.

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