Pink Floyd, 8-Tracks

Andrea Trevaini
3 minuti di lettura

PINK FLOYD
8-Tracks
Sony 
***1/2 

Per due motivi non posso non segnalare quest’ennesima compilation dei Pink Floyd, intitolata 8-Tracks: il primo è legato all’indubbia qualità delle otto composizioni in essa contenute e riguardanti l’arco temporale tra Meddle (1971) e The Wall (1979), il secondo è invece inerente la presenza, in cabina di regia, del migliore e più prolifico soundman in ambito prog (e non solo) oggi in circolazione, ossia Steven Wilson dei Porcupine Tree, a sua volta musicista in linea con la sfera estetica dei PF.

Questa volta, però, Wilson non rimasterizza (forse, sulla musica dei PF, è ormai impossibile), ma rielabora la sequenza dei brani agendo sul cross-fader, curando l’effetto di dissolvenza incrociata, rendendo morbida la transizione tra brani successivi e riuscendo così (stando alle scarne note del disco) a ottenere un continuum in cui le varie tracce si legano con naturalezza.

In scaletta c’è comunque una novità assoluta, e cioè la versione completa di Pigs on the Wing, canzone rieditata da Wilson con nuovi effetti sonori e tratta dalla versione in precedenza disponibile solo sull’edizione di Animals in cartuccia Stereo-8 (poi soppiantata dall’audiocassetta). Recante un assolo all’elettrica di Snowy White (per anni collaboratore sia dei PF sia di Roger Waters), questo recupero ha innescato il confezionamento dell’intero 8-Tracks, dedicato al periodo che, dalla fase sperimentale e psichedelica, conduce il gruppo verso il successo planetario.

Sembra naturale, quindi, inaugurare il percorso con la One of These Days di Meddle, celebre per il winding effect iniziale nella diretta scia della 21st Century Schizoid Man di In the Court of the Crimson King. Sorprende, invece, ma convincendo, l’inserimento della sottovalutata Wot’s… Uh the Deal?, delizia acustica da Obscured By Clouds. Poi tutto il resto scorre via alla grande, con ovviamente Money e Time (brani di cui Wilson mette in rilievo gli spettacolari effetti sonori), l’immancabile Wish  You Were Here e un’incredibilmente attuale Comfortably Numb riproposta prima dell’ultima Another Brick in the Wall, Part 2 che ancora una volta ci commuove per il coro degli scolari della Islington Green (fu l’unico brano dei PF a uscire come singolo, formato da loro sempre osteggiato, e a raggiungere il primo posto delle classifiche UK e USA).

Il tutto viene impacchettato, pur senza innovazioni vistose, dall’immarcescibile Hipgnosis, responsabile di una copertina in cui si allineano vari «passati». Rimane il dubbio che si tratti comunque di un’operazione prevalentemente commerciale (per la cronaca disponibile in CD e vinile azzurro): la mole di uscite recenti circa i Pink Floyd non lo dissipa, ma la musica del quartetto, da qualunque parte la si giri, è sempre e comunque da 5 stelle.

Condividi questo articolo