Quicksilver Messenger Service, Who Do You Love?: the Recordings 1967-1972

Andrea Trevaini
4 minuti di lettura

QUICKSILVER MESSENGER SERVICE
Who Do You Love?: the Recordings 1967-1972
7CD, Esoteric / Cherry Red
****1/2 

Se c’è stato un gruppo che ha incarnato tutte le passioni del Buscadero, ebbene si tratta dei Quicksilver Messenger Service, fondamentale all’epoca d’oro della Bay Area e rimasti una cult band pur avendo condiviso palchi, amicizia e sostanze con Jefferson Airplane, Grateful Dead, Santana, Janis Joplin etc. Propugnarono un sound psichedelico basato su lunghissime jam dal vivo e furono forse la prima band multi-chitarristica, in anticipo sulla regola aurea del rock sudista.

I QMS nacquero alla metà dei Sessanta e uno dei fondatori, il cantante e chitarrista Dino Valenti, venne subito arrestato per possesso di marijuana. Incarcerato per un paio d’anni, non comparve accanto a John Cipollina (chitarra), Gary Duncan (voce e chitarra), David Freiberg (voce e basso) e Greg Elmore (batteria) nei primi dischi, ma in Who Do You Love? c’è anche lui. Già l’omonimo del ‘68 sfiora il capolavoro con brani chitarristici come Gold and Silver, la ballata It’s Been Too Long e la lunghissima The Fool (12’ di dilatazioni psichedeliche), senza dimenticare il tributo a Valenti di Dino’s Song e 5 demo tra cui una Back Door Man (Willie Dixon) annegata in fiati soul.

Il Live 1968, registrato al Fillmore, è ancora interlocutorio perché fotografa i QMS alle prese con una serie di cover blues benché le cose migliori riguardino ancora le jam autografe. A questo punto, i nostri sono pronti per dare alle stampe l’intramontabile Happy Trails (1969), con la suite psichedelica per eccellenza di Who Do You Love? (Bo Diddley), 25’ di fughe acide e arroventate nello stile dei Dead. Il disco è una pietra miliare del rock tout court e la title-track acustica è degna della Willin’ dei Little Feat.

Altra musica si respira nel successivo Shady Grove, in cui la formazione è arricchita dal pianoforte di Nicky Hopkins, mentre Duncan lasciava temporaneamente la band: ambientazioni jazzate e liquide, debitrici del prog inglese. Just for Love(1970) vede il ritorno di Duncan e Valenti, impegnati con Hopkins a reggere le fila di un disco pienamente rock, di canzoni d’autore, prevalentemente acustico e con poche se non inesistenti ricadute psichedeliche. What About Me è decisamente ambizioso: al suo interno sbarcano fiati a profusione, affondi blues (Local Color, Subway), grandi ballate (Long Haired Lady, All in My Mind) e la torrenziale Call on Me con il piano di Mark Naftalin, subentrato a Hopkins nel corso delle registrazioni. L’ultimo CD racchiude i due album conclusivi — entrambi senza infamia e senza lode — del periodo storico della band, senza più Cipollina e Freiberg (nel frattempo aggregatosi alla corte dei Jefferson Airplane).

Non lasciatevi sfuggire l’opportunità di avere tutto il meglio dei Quicksilver in confezione unica: come purtroppo sempre più spesso succede, trattando ristampe ci troviamo una volta di più a constatare come quasi tutti i membri della band, con l’eccezione di Freiberg e Naftalin, siano ormai passati a miglior vita.

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