Rebecca Pidgeon, Unillusion

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REBECCA PIDGEON
Unillusion
Toy Canteen 
***1/2

Ritorna al suono acustico e a un’atmosfera più intima una songwriter di esperienza, con numerosi album prodotti negli anni, nell’intenzione di recuperare un gusto più personale e meditativo. Americana di Cambridge, ma forte di una lunga permanenza a Edimburgo, in questo nuovo capitolo della sua carriera Rebecca Pidgeon si avvale della produzione di Fernando Perdomo, abile anche quale chitarrista nella sua attiva partecipazione all’album.

Donna di multiforme talento, compositrice e chitarrista, cantante dai mezzi non comuni, padrona di una voce che manipola disinvoltamente su registri diversi. Televisione, cinema, con varie apparizioni negli acclamati film dell’ex-marito David Mamet, intraprende un ulteriore salto di qualità e propone una serie di canzoni felici e originali, dominate dai notevoli chiaroscuri che percorrono il suo canto. I genitori le hanno inculcato il culto di James Taylor, lei ha accresciuto il suo bagaglio con l’influenza di Kate Bush e l’attenzione rivolta ai Sex Pistols.

Dal debutto di The Raven (1994), il suono si è evoluto, guardando anche alla spiritualità indiana e a un contesto musicale che è stato definito «da camera». Altri accompagnatori, fra i quali si fa notare Andy Studer al violino, contribuiscono a un risultato apprezzabile, maturo e originale, un lavoro appagante che esercita effettiva forza di attrazione. Voce ondosa e di sostanza onirica, entro melodie spesso trasversali, irrequiete, fra candide appoggiature, tonalità trasognate e picchi di intonazioni ancora adolescenziali. L’accompagnamento non è invasivo e permette alla personalità dell’artista di evidenziare le proprie doti.

Dasharatha è un brano simbolo, ispirato al poema epico indiano Ramayana, per una ballata semiacustica, appena misticheggiante e fondata sul senso del ritmo. Molti episodi sottolineano lo stato di grazia dell’artista, quali Queen of the Fields, più celeste che terranea, costruita con raffinatezza ed eleganza. Musica di soffi è The Pleasing Waters Of Jahnavi, con armonie che guardano alla meditazione, uno dei momenti più felici. Piccola lucente pietra è Warm Stone, gestione aerea della voce in Myself. In Monkey Man il violino striscia sulla melodia con sinuosa intenzione, in un tema diagonale. Drumlins è più contigua alla poesia che alla song.

Pidgeon è una professionista di ottima caratura per un album appagante e dalle infinite sfumature. Unillusion, perdita delle speranze, ma fiducia nella forza risanatrice della musica.

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