Richard Thompson live a Rezzato (BS), 2/9/2025

Andrea Tacchetti
4 minuti di lettura

Cosa chiedere a Richard Thompson e cosa aspettarsi da un suo concerto dopo quasi sessant’anni di carriera musicale? Personalmente mi sono avvicinato alla serata senza aspettative di alcun tipo, ma solo con un bagaglio pieno di gratitudine. Anche solo l’emozione di vederlo salire sul palco con la chitarra, che è ormai quasi una propaggine di sé stesso, sarebbe valsa il biglietto. Non che temessi di trovarmi di fronte a un signore anziano pronto a fare il suo compitino per raccattare l’ingaggio. Anzi, l’intervista pubblicata nel numero di luglio del Buscadero e un brano come We Roll (dal suo ultimo album Ship To Shore), che descrive la vita itinerante degli artisti, avevano messo bene in chiaro che il musicista britannico ama profondamente quello che fa.

E dopo l’ingresso e l’attacco con una Gethsemane emotivamente carica come sempre, si è visto come Thompson non solo trasudi passione per ciò che fa, ma abbia un rispetto profondo per il pubblico, considerato non un “cliente” ma una controparte fondamentale dell’artista, specialmente in un’esibizione solista a tu per tu con gli spettatori. Oltre a un classico botta e risposta, caratterizzato dalla giusta dose di humour britannico, con qualche battuta sull’età media piuttosto avanzata dei presenti, Thompson si è preparato un foglietto con le traduzioni dei titoli in italiano, letti con una pronuncia a volte buona, in altri casi più zoppicante. Un piccolo ma significativo gesto che denota riconoscimento e rispetto nei confronti del pubblico.

Musicalmente parlando, l’aspetto di Thompson che non smette di colpire, anche a 76 anni nelle sue esibizioni in solitaria, è la sua capacità di suonare come una band, senza loop station o altri ausili tecnologici: anche i brani nati originariamente in versione elettrica infatti, non fanno affatto rimpiangere la mancanza degli amplificatori o l’assenza della sezione ritmica. Thompson gestisce e suona temi, riff, accompagnamento e assoli in contemporanea, padroneggiando in maniera magistrale la dinamica della sua chitarra acustica. Lo si vede, ad esempio, in brani rockeggianti come She Twists The Knife Again, in torridi folk rock (The Rattle Within, Old Pack Mule), nelle composizioni che ravvivano e rinnovano la tradizione (Singapore Sadie, Johnny’s Far Away, con il pubblico coinvolto nei cori) e nella vivacità country-folk di Walking The Long Miles Home e Turning Of The Tide.

Non mancano episodi dove è protagonista il sublime fingerpicking di Thompson, come la deliziosa miniatura traditional Banish Misfortune e l’intensa ballata 1952 Vincent Black Lightning. L’aspetto più intimo ed emozionale poi, non è certo stato trascurato con la romantica If Love Whispers Your Name, eseguita come diversi altri brani con la moglie Zara Phillips ai cori.

Abbiamo lasciato per ultimi i classici che non potevano mancare; Thompson ci aveva anticipato che avremmo assistito a una scaletta equilibrata tra presente, passato prossimo e remoto, esigenze artistiche ed aspettative degli spettatori. Così è stato ma, inevitabilmente, il momento più atteso è stato quello dei brani tratti dagli album più celebrati: così il pubblico si è fatto cullare dalle atmosfere rinascimentali di Genesis Hall di Fairportiana memoria, dalla dolce amarezza di Withered And Died e dalla profonda intimità di Dimming Of The Day o scuotere dalla brutale bellezza di Wall Of Death.

Infine Thompson, in coppia con Zara Phillips, ha salutato gli spettatori portandoli idealmente a “ballare per il weekend” con l’immortale inno proletario di I Want To See The Bright Lights Tonight, accolto con un boato dal pubblico che, per qualche istante, ha sentito i propri anni scivolare via. Potenza della musica e di un gigante come Richard Thompson.

Condividi questo articolo