Robert Cray Band live a Chiari (BS), 7/6/2026

Mauro Zambellini
3 minuti di lettura
Tutte le foto © Carlo Carugo

Non poteva che iniziare col botto l’edizione 2026 dell’ormai imperdibile Chiari Music Festival, con l’esibizione elegante e tecnicamente ineccepibile di Robert Cray con la sua band. Erano anni che il bluesman di Columbus non capitava dalle nostre parti, ma l’intraprendenza della compagine di ADMR ha finalmente messo fine all’attesa di vederlo di nuovo sul palco in compagnia del suo collaudato e fedele team, composto dal micidiale bassista Richard Cousins, dal sorprendente e inafferrabile Les Falconer alla batteria (uno spettacolo nello spettacolo) e dal tastierista Dover Weinberg che, con l’Hammond, ha innestato forti dosi di Memphis sound alla Booker T. nel mix di Cray.

Il quale – con un repertorio che ha spaziato dal vecchio al nuovo, andando a riprendersi chicche come una versione rockata di Bad Influence (titolo di un album del 1983) e, dallo stesso disco, Phone Boot e Where Do I Go From Here, oltre a una Right Next Door (Because of Me) allungata e jammata (autentico highlight del concerto), estratta, assieme a I Guess I Showed Her, da Strong Persuader del 1986 – ha deliziato i tanti presenti col suo blues raffinato, per nulla scontato, modulato jazzy, in grado negli anni di assorbire, grazie alla particolare e bellissima voce alla Sam Cooke di Cray, una massiccia dose soul.

Il set della Robert Cray Band possiede oggi le caratteristiche di un soul-blues che nel tempo ha arrotondato i contorni, coinvolgendo l’ascoltatore con toni sensuali e morbidi, dove l’eleganza non va a scapito di una performance che ha sia nerbo che cuore e soprattutto classe e grande mestiere. Bravissimo con la chitarra, in particolare con la Strat dal corpo viola, intrigante con quella voce di velluto, distinto in scena con presentazioni ridotte all’osso, ma specifiche sulle canzoni che di lì a poco avrebbe suonato, contornato da un gruppo di musicisti che sanno declinare con maestria il blues della West-Coast nel soul di Memphis, Robert Cray, un tempo definito freddo e distante, ha dimostrato che non bisogna per forza gridare per suscitare emozioni e interpretare il blues con personalità non scolastica.

Emozioni che dal palco sono arrivate per via di una esibizione di novanta minuti scarsi senza sbavature e smargiasserie, nella quale i titoli citati sopra si sono saldati con le più recenti Anything You Want, Can’t Make Me Change, This Man, tutte tratte dall’album That’s What I Heard e con quelle Poor Johnny e I Shiver che sono ormai classici dei suoi show.

Inizio migliore di un festival che a giorni porterà sullo stesso palco i Del Fuegos e Samantha Fish, non poteva esserci. Rimanete sintonizzati.

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