Ryan Adams, The Suicide Handbook

Lorenzo Costa
3 minuti di lettura

RYAN ADAMS
The Suicide Handbook
Pax-Am
**** 

Conclusa la parabola dei Whiskeytown, nel periodo compreso tra Heartbreaker e Gold, Ryan Adams presentò alla sua etichetta di allora — Lost Highway — un album destinato a rimanere nel limbo. The Suicide Handbook fu giudicato troppo dimesso e introspettivo. Le registrazioni, svoltesi a Nashville con Bucky Baxter, finirono così nel circuito dei bootleg, alimentando negli anni una leggenda sotterranea, fatta di copie pirata e passaparola tra appassionati. Venticinque anni dopo, Ryan Adams rimette mano a quel capitolo e lo pubblica attraverso la sua Pax-Am.

Non è la prima volta che il cantautore americano riapre i cassetti del proprio archivio, ma questa operazione ha un peso diverso. Per molti rappresenta la chiusura di un conto rimasto aperto fin dall’inizio della carriera solista. L’ascolto conferma il valore di quelle sessioni. Alcuni brani sarebbero poi confluiti, in versioni diverse, su Gold, Demolition ed Easy Tiger, ma qui trovano una collocazione più naturale. L’insieme restituisce un disco coerente, costruito attorno a voce, chitarre acustiche e poche sovraincisioni. È il ritratto di un autore in stato di grazia, quando la scrittura sembrava sgorgare con naturalezza disarmante.

Miss Sunflower possiede il passo lento delle grandi ballate americane. In Tell It to My Heart, la slide amplifica l’atmosfera del brano, accompagnandone con discrezione il senso di sospensione e malinconia. Perfect and True racchiude il senso dell’intero progetto. Da segnalare anche Firecracker, impreziosita da un’armonica che richiama la migliore tradizione del folk made in USA. Sono canzoni essenziali, che trovano la propria forza nell’immediatezza. È Americana nella sua forma più pura.

Le imperfezioni rimaste nei nastri — qualche frammento di conversazione che riaffiora nel finale di Off Broadway — non sono errori da correggere, ma dettagli che restituiscono il clima di quelle sessioni. Più che una semplice operazione di recupero, The Suicide Handbook restituisce finalmente il posto che meritava a un disco rimasto troppo a lungo nell’ombra. E mentre Ryan Adams continua a lavorare al nuovo album, annunciato con il titolo provvisorio di Animal, queste registrazioni ricordano quanto fosse ispirato in quella fase della sua carriera. Non un reperto da collezionisti, ma un tassello fondamentale per comprendere il percorso di uno dei songwriter più talentuosi della sua generazione.

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