RYAN DART
If Love Don’t Break You
Gitcha
***1/2
Nato in Colorado, cresciuto nelle campagne dell’Arkansas e oggi tornato a vivere nel suo stato d’origine, Ryan Dart divide il proprio tempo tra agricoltura e musica. Le quattordici canzoni di If Love Don’t Break You conducono l’ascoltatore in un universo sonoro antico e rassicurante, dove il country s’intreccia con venature di rhythm and blues rurale. Nelle sue composizioni, pulsa l’anima dell’America profonda, con le sue contraddizioni e il desiderio di conservare una tradizione che rimanda a grandi spazi, luoghi dell’anima e paesaggi ormai quasi mitici.
Preceduto da due EP e quattro album pubblicati dal 2011 in poi, questo lavoro rappresenta una sintesi del percorso artistico di Dart, maturato anche attraverso i tour con musicisti del calibro di Ryan Bingham e Dinosaur Jr. I testi raccontano esperienze personali, mentre la musica richiama atmosfere di frontiera, nate da una profonda crisi esistenziale che ha lasciato un segno evidente nella scrittura. Determinante è il contributo dei musicisti che lo accompagnano: l’armonica, le chitarre acustiche ed elettriche, il discreto Hammond, la lap steel intensa di Eric Swanson, la seconda voce di Katie Mintie e soprattutto il violino di Richard Bowden costruiscono un suono delicato, evocativo e ricco di fascino, capace di trasportare l’ascoltatore in mondi reali e immaginari.
La title-track è intrisa di intensa forza evocativa; Dirt Road Woman profuma di frontiera, mentre Queen of Oklahoma esalta il dialogo fra violino, lap steel e armonica. Dancing on Your Porch sembra accompagnare un tramonto su un portico di campagna, mentre Wranglers and Rock and Roll alterna suggestioni rurali a una riflessione sul tempo che passa. These Horses richiama gli Eagles degli esordi, mentre Master of Time, con il suo esplicito music has saved my life, ribadisce il valore salvifico della musica. Hard to Let Go possiede un respiro cinematografico, quasi a seguire il lento scorrere del tempo nelle praterie; Which Bridges to Burn evoca atmosfere che ricordano il Bruce Springsteen di Western Stars e Say What You Mean si sviluppa come un racconto sostenuto dalla chitarra elettrica e dalla lap steel. That Wild Sea, aperta e chiusa dal rumore delle onde, crea una dimensione sospesa; Time Stands Still sembra arrivare da una vecchia sala da ballo e, quando entra il banjo, la malinconia lascia spazio alla festa. Easy Digging Down richiama, per atmosfera, il miglior Jim Croce, mentre This Is How It Ends chiude il disco con un commiato delicato e malinconico.
Un album sincero, essenziale e profondamente umano, firmato da un agricoltore che ha trovato nella musica il modo più autentico di raccontare la propria vita.



