SIMPLE MINDS
Live In The City Of Diamonds
2CD, Bmg
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Protagonisti di un successo globale negli ’80, caduti un po’ nel dimenticatoio dalla metà dei ’90, i Simple Minds di Jim Kerr (voce) e Charlie Burchill (chitarra) godono tutt’ora di un certo seguito, senz’altro consolidato dalle due ultime prove di studio, buoni lavori che mostravano un gruppo ancora desideroso di crescere nonostante i quaranta e passa anni di attività.
Questo Live In The City Of Diamonds, registrato ad Amsterdam, «città dei diamanti», nell’aprile 2024, malgrado i sin troppi live sin qui pubblicati dai nostri, si pone come punta idealmente più significativa di quest’ultimo trittico. Chi conosce i Minds sa quale potenza di fuoco siano capaci di sprigionare nelle proprie performance: così è stato dagli albori, quindi diciamo subito che anche questo è un disco suonato egregiamente, tanto più coinvolgente soprattutto per i neofiti. Per gli estimatori storici, a dispetto dell’assenza di qualsiasi novità, il problema non si pone.
Devo aggiungere che questo live è comunque migliore dei due precedenti, dalle scalette forse un po’ più coraggiose, ma meno elettrizzanti di Live In The City Of Diamonds, a suo modo una specie di greatest hits dal vivo. 18 brani per poco meno di due ore di musica che pescano dai primi 4/5 album del gruppo e, di fatto, non toccano il repertorio più recente. Assistiamo così a una sfilata di brani il più delle volte filati dritti nelle top ten di molti angoli del globo, dispiegati tramite la voce invero sempre possente e ispirata di Kerr, la chitarra ammaliante di Burchill e una sezione ritmica notevole come quella composta da Bob Grimes (basso) e dalla bravissima Cherisse Osei (batteria).
Waterfront getta le basi di quel che poi accadrà durante l’esibizione ed è quasi sempre un bel sentire; con qualche peccatuccio qua e là, come il fatto di rovinare un brano di grande impatto emotivo quale New Gold Dream smorzandone i toni e, peggio, includendo un assolo di batteria assolutamente fuori contesto. Non fa impazzire neanche Book Of Brilliant Things cantata dalla corista Sarah Brown, né il power gospel un po’ forzato della conclusiva Sanctify Yourself.
Ma i brani iniziali, tratti da Empires And Dance e Sons And Fascination, così come quelli di New Gold Dream e di Sparkle In The Rain, restituiscono la bravura del gruppo e l’indubbia bellezza delle canzoni che hanno saputo comporre.
Il miglior live dei Simple Minds? Probabile, di certo una celebrazione di carriera ben riuscita, e quindi un sicuro successo per chi già segue il gruppo. Per tutti gli altri, spero di aver chiarito sopra. Nel caso, un ultimo consiglio: play it loud!


