Basta il colpo d’occhio sugli strumenti disposti sul palco, per capire che quelle degli sloveni Širom sono sempre esibizioni speciali, che vanno ben al di là della musica che s’incontra ogni giorno: come se si fosse deciso di utilizzare ogni minimo spazio disponibile, vi si trovano ammassati strumenti percussivi di ogni tipo, scodelle e pentole, cordofoni dalla più fantasiosa foggia, un harmonium e una grancassa, xilofoni e violini, oggetti trovati e campanellini. Molte di queste fonti sonore hanno l’aria di essere strumenti auto-costruiti, creati in casa per dare al loro suono immaginifico timbriche fuori dal comune.
Non era la prima volta che li vedevo dal vivo – in Italia sono venuti diverse volte e anche all’estero m’era capitato d’intercettarli – ma ogni volta rimango stupefatto dall’incredibile atmosfera poetica che con la loro musica, fuori da qualsiasi universo possiate immaginare che non sia il loro, riesce ogni volta a creare. Stasera, al Biko di Milano, davanti al palco sono state piazzate sedie e cuscini, sgabelli e tappeti, così da permettere al pubblico di attorniare il palco in un abbraccio intimo e casalingo, che poi è il modo con cui, almeno all’inizio, la band preferiva suonare (ricordo quando li vidi la prima volta, al vecchio Santeria, esibirsi sul pavimento della stanza, letteralmente circondati dal pubblico seduto alla loro stessa altezza, senza microfonazione né nulla).
Sono in giro a portare i pezzi del nuovo, splendido In the Wind of Night Hard Fallen Incantations Whisper, nella parole di Samo Kutin, portavoce with a very bad english della band, «il tentativo di portare qualcosa di buono e prezioso nel mondo». Cosa ancora più importante, in un periodo in cui i venti di guerra sono tornati a soffiare da più parti, in questo nostro pianeta disastrato. «Il buono e il prezioso» lo portano con una musica che soltanto per convenienza potrebbe essere associata a un sorta di folk metafisico, ma che in realtà si compone di un costante flusso incantatorio in cui le percussioni si mescolano a voci isteriche e diafane, le corde vibrano emanando il respiro del cosmo e le insignificanti e a volte meschine preoccupazioni degli esseri umani si sciolgono in un magnetismo celestiale, non privo di qualche ombra però, capace di farci fare un viaggione ipnotico ai confini con un misticismo paradossalmente tutto terreno.
Come equilibristi si muovono fra i loro numerosi strumenti, facendosi tramite tra questo e un altro mondo, dove pare regnare un maggior equilibrio, un’armonia persa ma tutta da riconquistare. Band grandissima e unica.


