SLOAN Based On The Best Seller
Yep Roc
***1/2

Canadesi di Halifax, Nuova Scozia, gli Sloan sono una rock band abbastanza popolare in patria benché molto poco conosciuta non dico in Europa, ma anche nei confinanti Stati Uniti: basti pensare che, tra studio e live, hanno all’attivo ben 16 album usciti dal 1991 a oggi, e la maggior parte dei fruitori di musica, di loro, non ha mai sentito parlare.
Un piccolo record è costituito dal fatto che in tutti questi anni gli Sloan non hanno mai cambiato formazione, un quartetto composto da Jay Ferguson, voce e chitarra ritmica, Chris Murphy, voce e basso, Patrick Pentland, voce e chitarra solista, e Andrew Scott, voce e batteria. Altra peculiarità, il gruppo non ha un vero e proprio leader: infatti, pur essendo Murphy il songwriter principale, scrivono tutti e quattro e si alternano, a turno, alla voce solista, garantendo ai loro album una varietà di stili non scontata.
È appunto il caso di Based On The Best Seller (quattordicesima fatica di studio per i quattro), che giunge a tre anni da Steady e li conferma come una fresca e piacevole realtà nell’ambito del pop-rock d’autore, con una serie di canzoni ben costruite e accomunate da un’estrema immediatezza. Come l’iniziale Capitol Cooler, introdotta da un riff chitarristico quasi stonesiano (ma con una melodia corale che si sviluppa seguendo dettami pop) o la successiva, trascinante Dream Destroyer, rock’n’roll song ancora dominata dalle chitarre e da un bel motivo figlio dei Rockpile, oppure ancora la pianistica Open Your Umbrellas, delizioso bozzetto pop — molto British — non lontano dagli Idle Race di Jeff Lynne.
Tre brani, tre stili differenti. Se Baxter è un power-pop a cui manca qualcosa per dirsi completamente riuscito, Congratulations è uno spumeggiante rimando alle atmosfere Seventies di Steve Harley & Cockney Rebel, e Live Forever puro pop, diretto e senza fronzoli. Il lato rock dei nostri riaffiora con la piacevole So Far Down (ma la componente pop è sempre in grande evidenza), mentre la tersa e gioiosa Fortune Teller è beatlesiana in tutto e per tutto (a differenza della robusta No Damn Fears, che sta giusto nel mezzo tra pop, psichedelia e garage sound). Finale all’insegna dell’elettricità con l’orecchiabile Collect Yourself (impreziosita dalla slide), il jingle-jangle della deliziosa Here We Go Again (molto R.E.M. periodo Lifes Rich Pageant) e I Already Know, ancora in quota Fab Four.


