Social Distortion live a Sesto San Giovanni (MI), 23/6/2026

Mauro Zambellini
4 minuti di lettura
Foto © Rodolfo Sassano

Serata torrida in tutti sensi, al Kozel Carroponte di Sesto San Giovanni. Martedì 23 giugno, verso mezzanotte, c’erano ancora 35 gradi di temperatura, alimentata anche dall’esibizione infuocata dei Social Distortion che tornavano a Milano quattro anni dopo l’ultima apparizione e in seguito alla data saltata, lo scorso anno, a causa dei motivi di salute del cantante e chitarrista nonché leader Mike Ness.

Preceduti dall’arrembante performance dei Giuda, quartetto romano tostissimo che la rivista inglese Vive Le Rock! ha segnalato tra i migliori esponenti del Bovver rock — un intreccio di hard rock anni Settanta, punk e glam. Ingredienti riversati con generosità, dalla band, su di un’audience perfettamente in sintonia sia con loro sia con gli acclamati headliner. Il cantante è una forza della natura, atletico, dinamico, energico (presumo passi molto tempo in palestra), e trascina il gruppo in un set nel quale, grazie agli sferzanti assoli di chitarra e a una martellante sezione ritmica, non c’è un momento di pausa e il suono fuoriesce con un vigore impressionante. Ma il pubblico — numeroso, indossante una variegata selezione di t-shirt relative a SD, Rancid, NOFX , Bad Religion e Dropkick Murphys sopra a tatuaggi di ogni ordine e natura, sneaker d’ordinanza ai piedi e braghe corte — attendeva con ansia il set di Ness e soci.

E costoro, nel giro di un’ora e mezza, hanno messo a fuoco il Carroponte con il loro punk irrobustito da massicce dosi di rock’n’roll classico. Il pannello alle spalle del palco, con lo skeleton danzante inebriato da cocktail e sigaretta, dà l’idea di come la musica dei SD, pur partendo dallo storico punk californiano degli Ottanta, si abbeveri all’immaginario da cartoon di quel feroce rockabilly proprio della sottocultura biker, amata e frequentata dallo stesso Ness. Per tale ragione il loro punk, oggi, suona come una miscela incandescente di violento, teso e oliato rock’n’roll stradaiolo che, a differenza delle versioni inglesi o newyorchesi, si apre in melodie (ancorché velocizzate) tipiche della stagione californiana del genere. 

Assieme a Ness e alle sue Gibson, a condurre un set mozzafiato e senza un attimo di tregua, elettrico fino alla scossa, la ormai collaudatissima band con il chitarrista Jonny Wickersham, il bassista Brent Harding, David Hidalgo Jr. alla batteria (già, proprio il figlio dell’omonimo cantante autore e polistrumentista dei Los Lobos). Senza un attimo di respiro, a parte le introduzioni parlate del leader, i SD hanno ripercorso le tappe della loro carriera fino al recente Born to Kill, la cui title-track ha dato il via al concerto. Poi, come un fiume in piena, sono arrivate Untitled, Tonight, Sometimes I Do, Far Side of Nowhere e, cantate da tutto il pubblico, The Creeps, Mommy’s Little Monster, No Way Out, Story of My Life e Reach for the Sky. Richiamati da un pubblico che ha tributato loro amore e riconoscenza, Ness e soci hanno chiuso con Dear Lover e Don’t Drag Me Down: ottimo concerto, bel pubblico, caldo infernale e rock’n’roll alla velocità della luce.

Un plauso anche alla location, con più punti per bere e mangiare e diverse soluzioni per starsene a sedere a margine dell’area concerti. 

Condividi questo articolo