Tutte le foto © Andrea Amadasi

In Concert

Spiritualized + Soap&Skin live al Barezzi, Parma, 15/11/2025

Il Barezzi Festival – rassegna parmense che prende il suo nome dal mecenate che favorì la carriera di Giuseppe Verdi – merita sempre di essere visitato, non solo per la bellezza del luogo deputato ad accogliere i suoi concerti, lo stupendo Teatro Regio, ma anche perché sempre di valore è la sua programmazione. Per capirci, quest’anno in cartellone c’erano band e artisti quali King Hannah, Micah P. Hinson, Tom Smith degli Editors (senza dimenticare che, sotto l’egida del festival, aveva avuto luogo – a Milano però – l’anteprima dello stesso col concerto speciale di Vinicio Capossela).

Oltre a questi citati, il 15 novembre, in programma c’erano altri due concerti che meritavano senz’altro la trasferta in quel di Parma, nonostante le condizioni meteo (accompagnate ormai sempre da un certo allarmismo) non fossero proprio idilliache (ok, pioveva, ma in questo caso, fortunatamente nessun disagio).

Due concerti dicevamo, entrambi al Teatro Regio, ma con biglietti separati e, ovviamente, orari d’ingresso diversi. Alle 18, quasi fosse una sorta di aperitivo in musica, è stata la volta di Soap&Skin, il progetto musicale della cantautrice austriaca Anja Franziska Plaschg. L’avevo già vista a Milano verso inizio anno, in un concerto autenticamente emozionante e, quindi, l’occasione di rivederla in una location strepitosa come questa m’è parsa ghiotta.

Accompagnata da un quartetto composto da violino, violoncello, tromba e trombone (e sporadiche percussioni), con lei seduta al piano per la maggior parte del tempo, Anja non ha fatto un concerto granché diverso da quello che avevo visto, alternando come l’altra volta cover tratte dal suo recente disco ad esse dedicate, Torso, a brani del suo repertorio autografo.

D’intensità rarissima sono stati i momenti più acustici, quelli basati sul suono del suo piano, le pennellate offerte dalla sua band, il magnetismo da brividi della sua voce: da questo punto di vista, difficile non citare la raggelata The End, la filiforme God Yu Tekem Laef Blong Mi e, soprattutto, straordinarie versioni di Mistery Of Love e Johnsburg, Illinois, così come pezzi da lei scritti quali Italy o Vater. Necessari a movimentare un po’ le cose, i brani più infarciti d’elettronica, in alcuni casi non certo privi di forza, in altri un po’ troppo appoggiati alle basi, vedi la versione karaoke di Pale Blue Eyes, che avrebbe potuto essere suonata tranquillamente senza l’ausilio delle stesse, ma con l’accompagnamento della band. A parte questi appunti, comunque una buona prova e un concerto per il grosso della sua ora e mezza davvero bello.

Giusto il tempo per concedersi una cena nei dintorni, perché per le 21 bisogna rientrare a Teatro per il secondo concerto, quello degli Spiritualized. A volerla dire tutta, anche loro li avevo già visti quest’anno, alla Prima Estate di Lido di Camaiore, ma qualsiasi occasione capiti per vedere la band di Jason Pierce dal vivo va colta al volo e quindi rieccomi qui, tanto più che l’esibizione estiva, essendo all’interno di un festival, era stata necessariamente più corta rispetto a quella di un concerto tutto proprio.

Sul palco sono in nove, per un totale di tre chitarre, basso, tastiere, batteria e tre coriste, così da garantire quel wall of sound maestoso e stratificato che ne caratterizza la proposta. Jason Pierce, come sempre, sta su un lato dietro al leggio, occhiali da sole, Fender d’ordinanza e mega pedaliera d’effetti ai piedi. In fondo, la sostanziale staticità sua e dei suoi compagni concorre non poco a farli sembrare come degli orchestrali, sebbene rock o gospel a seconda dei momenti, devoti a brani dalle strutture ipnotiche e minimali, trasformati poi in inni intrisi d’elettricità.

Si parte con una concisa Cop Shoot Cop, per poi andare subito giù di potenza con She Kissed Me (It Felt Like a Hit) e con una Shine a Light opportunamente ascensionale. I giochi di luce, comunque sempre piuttosto basse, e l’utilizzo del fumo, rendono i musicisti quasi delle silhouette, figure misteriose emananti tutta la forza di una musica al calor bianco. In una anno in cui hanno spesso portato in giro le canzoni di Pure Phase, da quel disco qui estraggono solo Born Never Asked, prediligendo alla fine un repertorio tutto sommato recente, con pezzi Damaged, Sail On Through o Electric Mainline a riempire ogni particella d’aria del teatro.

Finale grandioso con la sempiterna So Long you Pretty Thing, a chiudere un’ora e mezza sostanzialmente impeccabile. Pierce, prima di abbandonare il palco, si permette persino un gesto di saluto, ma a nulla serviranno le reiterate ovazioni da parte di un pubblico in visibilio, per convincerlo a tornarci. Serata indubbiamente da ricordare ed ennesimo successo per un Barezzi al quale già ci verrebbe voglia fin d’ora di tornare.

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