STING 3.0 Live A&M/Universal
***1/2

Confesso di non essere mai stato un grande fan di Sting, anche se lo rispetto per il suo passato con i Police e riconosco che i suoi primi due album solisti — The Dream Of The Blue Turtles e Nothing Like The Sun — sono da annoverare tra i più raffinati esempi di pop-rock d’autore degli anni ‘80. Da lì in poi, ho smesso di seguirlo, e dal canto suo non è che il biondo bassista e cantante abbia fatto granché per riconquistare la mia attenzione.
Ma lo scorso anno, il nostro è tornato all’essenza della sua musica andando i tour a capo di un trio (con il chitarrista Dominic Miller ed il batterista Chris Maas) proprio come nei giorni dei Police, e proponendo così i brani più amati del suo repertorio in maniera rigorosa e senza inutili orpelli sonori.
3.0 Live (dal nome della tournée, 3.0, dovuto proprio al fatto che fossero solo in tre sul palco) è il titolo del disco tratto da quei concerti, un singolo CD (ma in occasione del Record Store Day ne è uscita una versione in doppio vinile con ben otto pezzi extra) in cui il musicista nato Gordon Sumner rilegge alcune tra le pagine più note del suo passato, compilando una sorta di greatest hits dal vivo tra canzoni soliste e altre appartenenti al repertorio dei Police.
Nove brani e zero rischi, ma è comunque un piacere riascoltare classici assodati in una rilettura essenziale e diretta, senza fronzoli, siano essi espressioni della fusione tra rock e reggae del calibro di Englishman In New York e Roxanne (qui in medley con Be Still My Beating Heart), eleganti ballate come Fields Of Gold (invero un po’ tirata via), nervose manifestazioni di elettricità (Message In A Bottle, Driven To Tears, Synchronicity II), brillanti folk-pop (All This Time) o pezzi così popolari da essere quasi diventati di dominio pubblico (Every Breath You Take, ovvero la più famosa canzone di sempre sullo… stalking!).
Disco forse superfluo, ma in ogni caso piacevole.


