TANYA TAGAQ
S.a.p.u.t.j.i.j.i
Six Shooter
***1/2

Sono circa 150-160.000 gli inuit che vivono tra Alaska, Canada, Groenlandia e Siberia. Come tutti, difendono fieramente diritti e tradizioni, ma non sono scollati dal resto del mondo. La frazione cui appartiene Tanya Tagaq abita nel Québec settentrionale. Caratteristica della loro musica è il cosiddetto katajak, canto di gola, una delle particolarità dell’artista di cui si scrive. In attività dal 2000, Tanya ha pubblicato sette album, collaborato con Björk, si è impegnata nella lotta per i diritti civili, contro ogni colonialismo, a sostegno delle minoranze e a costante tutela della donna. Militarismo e attitudine al genocidio sono i grandi nemici contro cui si batte. Ha dato il suo apporto al film Mission: Impossible — Final Reckoning, dove il protagonista deve fermare le minacce dell’Entità contro le sorti del mondo. Le sono stati riconosciuti alcuni premi, tra cui il Polaris Music Prize e l’Order of Canada. Attualmente vive in Spagna con la famiglia.
Artista decisamente sperimentale, è contigua al teatro moderno, ha una voce sottile e policromatica, ma non si sottrae alla declamazione. Incarna, traduce e sintetizza nell’iniziale Fuck War un sentimento di indignazione e sconcerto che accomuna moltissimi. Suoni elettronici, testi gutturali, per un brano di rottura, devastante e urgente. Un urlo impotente di dolore per ciò che non è un war-game e si gioca con crudeltà sulla pelle degli innocenti. Suoni in espansione, muraglie sonore, la voce di un angelo legato a tenaci catene, per un loop vocale dove si battono i vetri della sfera che imprigiona.
Suggestiva la copertina dell’album, dove un orso bianco in un campo di papaveri sembra dire «cosa ci faccio io qui?». Scale pericolanti guardano un empireo, Tanya urla il suo anelito di libera espressione umana. Qui si gioca la vita, su un tavolo nero più che verde. Percussioni cieche, voce di conseguenza, come l’Urlo ammonitore di Munch. Non è un’opera comune e la fruizione è impegnativa. In alcuni momenti il canto si adagia sugli archi, straziato e vellutato, come scandito da un implacabile orologio interno.
In Foxtrot, anche singolo, Tanya si unisce a Damian Abraham dei Fucked Up. Exit Wound è una ballata impalpabile che il pianoforte immerge in una luce ferita. Intonazione ovattata e nebulosa, una bolla di speranza. Bohica è composta di suoni che oscillano su voragini, sostenuti dall’archetto, fra vibrazioni, guaiti ancestrali, liberati gorgheggi. 33 minuti di ascolti avventurosi e corrosivi. Ikualajut è un palcoscenico intimo, un’avanscena liquida.
Libero affresco di un mondo violentato, ghermito dalla banalità del male, il lavoro è da scoprire, decrittare e condividere per la sua profonda dignità e consapevole originalità.


