THE CHIEFTAINS
Celtic Wedding
Music On CD
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Sebbene fossero già da qualche decennio il più grande gruppo irlandese di folk tradizionale di sempre, i Chieftains raggiunsero la popolarità mondiale solo nel 1988, quando fecero da backing band a Van Morrison nel grandioso Irish Heartbeat. Da quel momento in poi, la formazione guidata da Paddy Moloney inanellerà una lunga serie di album di successo, spesso con un tema ben preciso e quasi sempre con ospiti famosi (quasi tutti imperdibili, ma se proprio devo sceglierne solo tre, allora dico Another Country, The Long Black Veil e San Patricio).
Le «prove» per quella che sarebbe stata la fase finale della loro sessantennale carriera, però, i Chieftains le avevano già fatte nel 1987, con il bellissimo Celtic Wedding, album da tempo fuori catalogo che ora viene rimesso sul mercato dall’etichetta specializzata in ristampe Music On CD (quindi, come al solito, prezzo vantaggioso ma niente bonus track). In questo lavoro, il sestetto di Dublino si confronta in maniera spettacolare con la musica tradizionale bretone (che ha diversi punti in comune con i suoni irlandesi), attraverso una serie di brani popolari del nord della Francia scelti personalmente da Moloney ed eseguiti con musicisti originari proprio di quella regione (anche se il più noto di tutti, Alan Stivell, è stranamente assente): Nolwenn Monjarret alla voce e un trio di bombardisti (la bombarda è una sorta di oboe tipico della Bretagna) formato da Bernard Pichard, Alain Guerton e Michel Bertae.
Il disco, quasi totalmente strumentale, è una piccola e misconosciuta perla nell’ambito della sterminata discografia dei Chieftains, i quali interpretano con la consueta classe una bella serie di melodie profondamente evocative, siano esse struggenti ballate (il canto natalizio A Breton Carol e l’ode al sidro, bevanda nazionale bretone, di Ev Chistr ‘Ta Laou!) o brani decisamente più vivaci (la saltellante e gioiosa giga Dans Mod Koh A Vaod, due danze irresistibili come la complessa Dans Tro-Fi- sel e la corale Dans Bro-Leon, lo splendido polittico di marce popolari intitolato appunto Marches, la breve ma esuberante Jabadaw).
Fino alla strepitosa title-track posta in conclusione dell’album, un magnifico medley di 20’ in cui i nostri fondono alcuni tra i più noti e antichi motivi nuziali di origine bretone, creando un cocktail che definire coinvolgente è riduttivo. Malgrado la brutta copertina, a causa della quale sembra una raccolta new age a basso costo da cestone degli autogrill, un disco da riscoprire assolutamente.


