THE CLAUDETTES
Garage Glamour
Pravda
***1/2

Quando si incontrano album come Garage Glamour, l’unica cosa da fare è avere fiducia. Divertente ma anche cupo. Magnetico ma anche ballabile. Un album multisound, pieno di sorprese. E allora: lasciate ogni speranza (di comprensione) voi che ascoltate. Perché queste 10 tracce che i Claudettes saldano tra loro non hanno nulla di banale e scontato. A cominciare da (You Are My) Whole World, intro memorabile tra synth, piano, fascino, commozione. E disperazione. Rachel Williams entra con una voce piena e calda, capace di stare in equilibrio tra soul e drama. Sulla scena irrompe anche John Primer, leggenda del blues di Chicago ed ex Muddy Waters Band: voce e chitarra trasformano il brano in un duetto profondo, quasi sospeso, con tocchi elettrici che sembrano aprire una porta sul sogno. È il biglietto da visita perfetto di un disco che vive di contrasti.
Garage Glamour è proprio questo: «luccichio e ruggine» (com’è stato definito), eleganza e baldoria, ma anche noir, rock e soul. Johnny Iguana, pianista e compositore della band, sa bene come costruire mondi sonori presi da angoli diversi. «Sono tempi selvaggi, nel senso peggiore», ha detto Iguana. «Allora diventiamo selvaggi, nel senso migliore». La grande rivelazione è però Williams. Nei concerti dei Claudettes lascia il pubblico a bocca aperta dal 2023, qui debutta su album e si prende il centro della scena. «Sono entrata a far parte di questa band perché mi sentivo profondamente legata alla loro musica». Negli ultimi mesi, l’artista (che è anche insegnante di tecnica vocale) ha raccontato di aver «adattato il mio stile per includere un po’ più di soul e jazz, oltre ai suoni rock e pop a cui ero abituata. È la varietà di timbri che mi affascina, e questa varietà si ritrova in tutta la discografia dei Claudettes».
In Winter Came While You Were Gone la sua voce fa su e giù con naturalezza, mentre pianoforte, batteria, ricami di chitarra e synth costruiscono un movimento continuo, quasi da corsa notturna. Poi il tono cambia: That Could Be Arranged si fa più cupa, tragica, minacciosa. Tastiere ovunque (Hammond, piano acustico, synth analogici, flauti Mellotron) e recitativi che si portano dentro anche un po’ di malinconica bellezza. Con il singolo Touch You Back si torna a ballare. Il brano è un post-punk che richiama i pilastri del genere (dai Kraftwerk e Gary Numan fino ai Doors e agli Zombies). Ma Williams sa innovare: la chitarra funk di Ella Feingold (Erykah Badu, Queen Latifah e Silk Sonic) dà al brano una spinta nervosa sì, ma anche divertita. Whirlpool, invece, rilegge un vecchio lato B di Wanda Jackson: Rachel attacca a cappella, come faceva Wanda, poi piano e chitarra fanno il resto. Il disco, poi, non ha paura del bizzarro. Mr.Pecker’s Apoplexy è l’ingresso (o una fuga) nel regno del distopico, dello stravagante, con Rachel che canta a squarciagola e un’energia per larghi tratti riconducibile a certe tirate di Patti Smith. No Matter How Much parte da una pozione magica e cresce tra desiderio, ironia e tastiere. Mentre The Aftermath è cinema puro (è stato accostato addirittura a David Lynch): «Mi stanno ancora cercando?», si chiede.
Garage Glamour fa tante cose, tutte diverse: graffia, prende in giro, attraversa il mondo con una strana eleganza. La qualità del suono è altissima. Iguana ha suonato con tanti: Derek Trucks, Johnny Winter, Mick Jagger, Keith Richards, Buddy Guy e Junior Wells (che lo portò in tour), e negli ultimi anni ha raggiunto un pubblico enorme come co-compositore della colonna sonora della serie The Bear. Ha raccontato che molte parole dei suoi testi vengono «da appunti su un diario, semplici pensieri, frasi che sento e mi sembrano incredibili, che potrei facilmente ribaltare. Ma è utile ascoltare i programmi, dove le persone parlano, parlano, parlano, e puoi prendere qualcosa e inserirlo nel tuo contesto». I Claudettes, del resto, sono in continua evoluzione. Di più. Iguana ha dichiarato che «le nostre canzoni migliori devono ancora arrivare». E una dimostrazione arriva (anche) dal finale di questo album. Don’t Give It Up to the Thieves e There Is No Other Side sono poli opposti: nella prima c’è il rap, la batteria, e c’è (soprattutto e ancora) la voce di Rachel. Nella seconda, lo scintillio musicale è una speranza: «Paradiso, inferno e guerra sono costruiti sulle bugie. Non esiste un’altra parte».


