The Imaginaries, Fever

Rosario Pantaleo
3 minuti di lettura

THE IMAGINARIES 
Fever
The Imaginaries Music
***1/2

Dare il via alla carriera con un disco natalizio, Hometown Christmas (2019), rappresenta un’iniziativa molto originale, perché questi lavori sono in genere figli di una nomea riconosciuta. Gli Imaginaries, duo formato dai coniugi Shane Henry e Maggie McClure, hanno invece voluto sfidare la sorte, riservando l’omonimia fra titolo e ragione sociale al delizioso The Imaginaries del 2021, l’anno successivo seguito dalla colonna sonora per A Cowgirl’s Song.

A tre anni di distanza da quest’ultimo arriva oggi Fever, album di spessore che include molteplici stimoli e varie sonorità. Sarebbe semplicistico inserirlo nella scia del filone Americana, genere peraltro sempre apprezzato dai lettori di questo mensile, perché qui i brani — l’asticella della qualità è davvero alta — rappresentano con efficacia le numerose dimensioni del pop, della ballata, del rock e del rock-blues, tutti legati da riff chitarristici ben dosati e capaci, con la loro semplicità, di ammaliare gli ascoltatori.

Nulla viene sovraccaricato e, anzi, l’essenzialità è una virtù dei dodici brani composti (molti in compartecipazione con altri autori) da Henry e McClure. Scrittura alta, con sonorità gradevoli e accattivanti grazie all’accompagnamento di uno stuolo di musicisti di prim’ordine e della stessa coppia, impegnata nell’utilizzo di svariati strumenti.

È una boccata d’aria fresca e pulita questo Fever, con rimandi ai Fleetwood Mac di fine Settanta (la title-track) o a Byrds (Breaker) e Rolling Stones (Riding That High), con il contributo di Joe Bonamassa (nella tenebrosa Crossroads), Vince Gill (nella solare Whole Lotta Livin’) e Ariel Posen (nella trascinante Wishing Well, in odor di Wings). Voci splendide sia nella versione solo sia in duetto, sei corde elettriche eleganti e decise, atmosfere asciutte (Constant) oppure suoni di frontiera (I Knew It Was You), un’armonica da vecchio West (Buzzard’s Roost): solo alcuni dei piccoli gioielli di un album concepito ed eseguito con classe, ricco di vitalità e introspezione. Insomma, un gran bel disco, realizzato con passione e cura: se gli Imaginaries manterranno premesse e promesse, ne sentiremo parlare ancora a lungo.

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