THE JAZZ SINNERS
The Jazz in You
Right Tempo / Mono Jazz!
***1/2

Sempre festa nel mio petto a ogni nuova uscita della Right Tempo (e della sussidiaria Mono Jazz). E per motivi già noti: suono ben curato, copertine dall’elegante grafica e amore per quel fatato loungin’ jazz che è e rimane il suo trademark. E ora? Dopo il godibilissimo Soul Stirrin’, i famigerati Jazz Sinners ci presentano la seconda compilation, The Jazz in You, sedici tesori di grandi artisti del jazz meno celebrato, ma di elevatissima qualità.
Ricordiamo ancora che dietro il nomen di Jazz Sinners c’è il big chief dell’etichetta (nonché produttore) Rocco Pandiani, a cui si deve il recupero di queste squisitezze insieme a Giulio “Jazzy Jules” Maini (artefice pure dell’art direction), DJ Farrapo (alias Giorgio Cencetti) che ha avocato a sé l’arduo compito del mastering, e last but not least Enrico Pandiani, al quale si deve il design grafico assieme a Pierre Mordenti, personaggio principale di alcuni suoi romanzi (avete letto bene: l’autoironia in alcuni casi assume connotazioni di doppelgänger).
Questa nuova raccolta, in ottimo doppio vinile, si apre con la cantante Gloria Lynn, della quale ci godiamo proprio The Jazz in You, felino blues del 1960 dal sapido preachin’ feel, a cui segue il Señor Blues di Horace Silver nella versione — densa di coolness — del Joe Harriott Quintet. Assodato che la Black Coffee di Peggy Lee non ha prezzo, pure per la presenza della tromba di Pete Candoli e del piano di Jimmy Rowles, ecco allietarci con l’hard bop raffinatissimo della Tippin’ on Thru del mai abbastanza celebrato tenorista Benny Golson (con Curtis Fuller, Tommy Flanagan, Doug Watkins e Art Taylor): top! Poi, come non lasciarsi sedurre dalla Dat Dere di Bobby Timmons miniata da Sheila Jordan (col contrabbasso di Steve Swallow) e, subito dopo, cullare dall’infectious groove della Max di Al “Jazzbo” Collins con la Planetary All Stars? Impossibile!
Appresso… il memorabile diviene iconico riascoltando il Central Park Blues di Nina Simone (che meraviglia di pianista era!), al quale non possono non fare da succoso complemento la South Side Soul del John Wright Trio e la Wow di David Michael (con tanto di Chorale). L’esotico, invece, risplende sia nei colori latini della Love Charms di Diane Maxwell sia, ancor più, nella Recado Bossa Nova del mai debitamente valorizzato Zoot Sims (qui con la sua Orchestra). Ma è il mambo la vera sfida! E qui lo troviamo magnificamente boppizzato nel Midnight Mambo del quintetto del pianista Sonny Clark (ma il tema è del trombettista Tommy Turrentine) e ritmicamente flessuoso nella Enchantment di Sabu Martinez and his Jazz-Espagnole. Le ultime due gemme sono il blues notturno spruzzato di gospel della My Baby cantata da Nappy Brown e l’estroso swingin’ boogaloo della So Tired di Bobby Timmons, con Sam Jones e Art Blakey, dove (a me sembra) la tromba di Blue Mitchell tiri fuori una frase che poi diverrà parte della Groovin’ Hard di Don Menza.
Non perdetevi, dunque, queste ghiottonerie jazzistiche del periodo 1953-1962!


