The Outer Limits, Just One More Chance: The Anthology 1965-1968

Andrea Trevaini
3 minuti di lettura

THE OUTER LIMITS
Just One More Chance: The Anthology 1965-1968
2CD, Strawberry / Cherry Red
***1/2

Questa, come molte altre, è una storia minore. Riguarda un gruppo di mod provenienti da Leeds, gli Outer Limits, capace però di accrescere la propria fama, negli anni, sino ad assurgere al rango di cult-band pur avendo pubblicato, quand’era in attività, solo tre singoli (a lungo piuttosto ricercati). A fare ordine nella loro storia ci pensa, oggi, questa antologia supervisionata dal membro fondatore Jeff Christie (poi responsabile di Yellow River, piccola hit country-pop, nei Settanta, per i Tremeloes).

Costui — lo ricorda nelle note — aveva preso in mano la chitarra giovanissimo, spinto dalla luce del rock sprigionata da Heartbreak Hotel, Buddy, Jerry Lee, Chuck. Poi, il solito sbattimento dei ragazzi che volevano a tutti i costi formare una band, da cui The Tremmers (dediti a strumentali à la Shadows) e infine gli Outer Limits, depositari di canzoni autografe. Just One More Chance attirò l’attenzione di Andrew Loog Oldham e proprio per la sua Instant, subsidiary della Immediate, gli Outer Limits incisero il loro 45 giri più noto, The Great Train Robbery. Purtroppo, il singolo uscì in prossimità di una reale rapina al treno, sciagurato fatto di cronaca che ne bloccò la trasmissione radio da parte della BBC.

Le premesse per un’affermazione degli Outer Limits, amanti dell’errebì, della Motown e del blues, c’erano tutte: conoscevano Spencer Davis Group, Groundhogs e Cream, e alla Royal Albert Hall si esibirono come spalle di Jimi Hendrix, The Move, Amen Corner. Brani come When The Work Is Through e My Baby Loves Me costituiscono un prontuario dei fiati applicati al r&b, mentre altrove ci si barcamena tra energia mod, irruenza da primi Beatles e, verso la fine, lievi tratti di psichedelia (ascoltate la divertente Mr. Magee’s Incredible Banjo Band, sull’onda di Sgt. Pepper’s).

Malgrado Jeff avesse scritto e inciso molte altre composizioni, anch’esse raggruppate in questo Just One More Chance: The Anthology 1965-1968, il mancato successo (forse dovuto anche alla preminenza delle tastiere sulle chitarre) sfaldò la band. Solo ora possiamo ritrovarne il materiale inedito: nulla che faccia gridare al miracolo, ma una serie di canzoncine pop-beat infarcite di cori (pressoché perfetti) e con testi di amori adolescenziali.

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