The Stooges, Alternate Funhouse

Piero Capizzi
3 minuti di lettura

THE STOOGES
Alternate Funhouse
2 LP, Rhino
****1/2

Funhouse è il secondo lavoro degli Stooges, incastonato nel mezzo della trinità blasfema del gruppo di Detroit. Uscito nell’estate del 1970, un anno dopo l’esordio che aveva segnato il funerale del flower power e la morte violenta del sogno hippie, e tre anni prima del grido straziante e lisergico di Raw Power, l’album sancì l’ultimo atto nel rapporto conflittuale con Elektra e l’apparizione finale del bassista Dave Alexander prima dell’arrivo di James Williamson e la retrocessione traumatica di Ron Asheton al basso. Funhouse rappresenta il momento di massima coesione di Iggy e soci nella loro line-up originale: registrato in presa diretta agli Elektra Sound Recorders di L.A., con Don Gallucci — tastierista dei Kingsmen di Louie Louie — alla produzione, il disco cattura la selvaggia energia live dei quattro. Il sassofono di Steve Mackay — unico ospite esterno — aggiunge una dimensione ancor più caotica e sperimentale a brani come Funhouse e L.A. Blues.

Esce adesso Alternate Funhouse, nuova versione che include alternate take non utilizzate nel lavoro originale. Ma attenzione: per chi segue le riedizioni degli Stooges con ossessione archivistica, non si tratta di materiale inedito. Già nel 2000 la Rhino Handmade aveva pubblicato un mastodontico cofanetto di sette CD — 1970: The Complete Funhouse Sessions — contenente tutte le tracce registrate durante quelle sessioni infuocate: 115 brani, quasi 8 ore di musica. E ancora nel 2017 la Run Out Groove aveva licenziato Highlights From The Funhouse Sessions, doppio vinile con 11 estratti da quelle incisioni.

Questa nuova pubblicazione, essendo i brani interamente racchiusi nel cofanetto del 2000 (con sovrapposizioni sostanziali col doppio del 2017), si rivolge dunque ai completisti, per i quali rimane comunque un ghiotto boccone in virtù di una copertina splendida e del doppio vinile colorato. In Alternate Funhouse scorrono versioni parallele di classici come Down On The Street, Dirt e T.V. Eye, mostrando il processo creativo della band: alcune più grezze, altre con arrangiamenti leggermente diversi.

Le quattro stelle e mezzo del giudizio si riferiscono al disco originale del 1970 – capolavoro assoluto. Inferiore la valutazione di questa uscita, data la sua natura duplicativa rispetto a quanto già pubblicato: è chiaro, però, che per chi non possedesse il box con le incisioni complete, questa nuova raccolta rappresenta un’occasione preziosa per esplorare il laboratorio sonoro da cui emerse uno dei dischi più influenti della storia del rock.

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